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Articles by: Gennaro Matino

  • Le stazioni non sono solo il regno di bambini sfortunati in cerca di improbabile sopravvivenza, sono la masseria dello sfarzo arrogante e malato di una società che finge, si nasconde, giudica, condanna, mentre all'esterno si veste di moralismo nelle sue viscere si gonfia di corruzione. Le stazioni sono le città di sotto, il mondo sottosopra, dove il degrado di sfortunati interpreti di malata sostanza, protagonisti spesso inconsapevoli di un mondo falsamente diviso tra verità e maschera, tra realtà e finzione, tra carnefici e vittime, rimane nascosto, lontano, separato, indifferente alla fretta del viaggiatore, ai tempi di una vita in corsa
  • «A Napoli serve l'Esercito». l'uscita di Angelino Alfano di qualche giorno fa, giaculatoria giornalistica settimanale, sarebbe potuta diventare un fraseggio rap da proporre durante il prestigioso concorso canoro. Rocco Hunt l'avrebbe potuta interpretare alla grande e intitolare il suo brano: "Ancora". Credevo che servissero scuole, palestre, posti di lavoro, asili, campi da gioco, parchi pubblici, case di accoglienza, circoli culturali, oratori, percorsi di reinserimento sociale ...
  • Pareri diversi e interpretazioni diverse della storia, della vita, dello stesso Dio si possono anche titanicamente contrapporre, si possono sostenere con forza, ma la libertà, che è rispetto della libertà altrui, impone che alla fine del contendere, quel rispetto dell'altro, del diverso, prevalga su ogni volontà di dominio. Non mi sembra che quello che sta succedendo in parlamento e nella società riguardo alle coppie di fatto stia andando verso questa direzione. Basterà una legge per garantire spazi di civiltà dopo un confronto così acceso? La rete poi è una testimonianza impietosa e scandalosa, con la discesa in piazza su argomenti di vita vissuta come la coppia, i figli, nuove vie di unione familiare. Ha prodotto una inaudita aggressività, un disprezzo impensabile per chi la pensa diversamente
  • Alle teste mozzate ostentate in segno di odio, bisognerebbe contrapporre un’icona potente di fratellanza tale da superare l’oscena e diffusa convinzione di impurità del diverso per scelta credente. Al Tempio maggiore di Roma Ebrei e Cristiani hanno fatto ancora un passo verso l’accettazione piena gli uni degli altri, un passo importante per un percorso ancora lungo per dire che “ogni uomo è e resta mio fratello”.
  • A scendere in campo non saranno più i partiti, ormai scomparsi quasi totalmente dalla scena politica per dissoluzione del loro pensiero progettuale, ma “rappresentanti del popolo” a cui i partiti chiedono soccorso per poter esistere ancora
  • Il presidio dei territori a rischio è dato dal lavoro stabile e duraturo. Quei preti, quei parroci, ancora in pochi ma determinati, insieme al loro popolo hanno scelto una chiesa in uscita e, mentre avanzano nel silenzio assordante di una politica assente, sono pronti a rivendicare dignità per se stessi e per la loro gente. Non lasciarli soli è dovere di chi ancora crede nella democrazia.

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