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La Chiesa dica NO a ciò che non è fede e nasconde un non so che di losco e blasfemo

Gennaro Matino (June 12, 2016)
Censure, condanne, scomuniche alla camorra non servono, nulla dicono a chi ha fatto il patto con il diavolo, la Chiesa volti pagina e dica basta a ciò che non è fede, non pensi di voler “purificare” a suo vantaggio anche l’inferno, cancelli definitivamente dal suo vocabolario “superstizione”, “simonia”, “idolatria” e per incanto le “corna del diavolo” non saranno più né un alibi, né un problema. Basta con queste processioni, un po’ particolari, come quella di qualche giorno fa nei pressi di Nola, abbandonata da preti indignati, o di altre ancora nella stessa settimana, a Corleone, anch’essa con santi a spasso costretti a ballare alle porte dei mafiosi.


 Tempo d’estate, tempo di sagre, di feste di paese e processioni, il sacro si mischia al profano in quell’antico e sempre attuale bisogno di dare gloria al cielo e un po’ di allegria alla terra non sempre quieta. Processioni, qualcuna un po’ particolare, come quella di qualche giorno fa nei pressi di Nola, abbandonata da preti indignati, o di altre ancora nella stessa settimana, a Corleone, anch’essa con santi a spasso costretti a ballare alle porte dei mafiosi. "È il diavolo che ci mette le corna", si è affretato a dire un vecchio confratello.

Diavolo, persona o idea, sta per divisore tra giusto e ingiusto, tra verità e menzogna. Divisore, già, ma esisterà il diavolo? Può darsi, la Chiesa ci crede e per questo ci credo anch’io.

Di sicuro ci credono quelli che con il diavolo ci fanno affari, che da sempre usano le sue corna per intrattenere platee ignoranti, per fregare i poveri fessi che del diavolo hanno paura e sottomettere al proprio potere i loro fanatici adepti. Perfino tra i preti è possibile trovare chi riesce a riempire chiese più con la paura del diavolo e del suo inferno, che con la gioia del paradiso e la verità del vangelo.

L’esistenza del diavolo, così concepita, conviene al potere corrotto qualsiasi veste indossi, che sia clericale, politico o altro, serve ai catastrofisti di ogni tempo per giustificare il male inevitabile e senza rimedio.

Serve soprattutto a chi ha bisogno di un escamotage soprannaturale per indebolire le responsabilità personali, per trovare alibi a scelte sbagliate e camuffare la realtà a proprio vantaggio.

Serve a chi sostiene che esiste il potere del male in lotta con il bene che senza un prodigio, una formula liberatoria è impossibile che vinca.

È chiaro che la parola liberatoria è nelle mani di santoni, a uso di maghi, fattucchieri, farabutti e furfanti, i quali hanno bisogno del diavolo per il loro ministero o mestiere, per dir si voglia, senza il quale il loro potere è inutile, non vende.

Esisterà il diavolo? Di sicuro, se esiste, non ha niente a che vedere con questi quattro mediocri mistificatori che trovano facili clienti nei templi dell’ignoranza. Se il diavolo c’è abita altrove.

Abita nelle responsabilità di chi ha permesso che per troppo tempo, e ora fa fatica a ripristinare il sacro costume, che quelle processioni dei giorni scorsi, e quelle tante ancora che si ripetono senza onore della cronaca, fossero appannaggio di sacrilega marmaglia, più devota al boss della camorra che allo stesso santo che portano a spalle, costretto, suo malgrado, a inchinarsi dinanzi alla cosca e al suo capo.



Inchino che solo da poco trova contrario qualche ministro di Dio, e solo da poco i vescovi provano a mettervi un freno, ma ancora dura e sacrilegamente nel gesto afferma: “Tutti inchinatevi al santo, anche la chiesa e il santo si inchina al boss, così tutti restate sottomessi alla camorra, anche la chiesa”.

Il diavolo se esiste non si nasconde solo in quegli “inchini”, ma abita anche nella responsabilità di chi in nome di chi sa quale Dio permette che i defunti in cerca di loculo siano sbranati da fameliche congreghe che, nate per accompagnare alla buona morte e a una degna sepoltura i cristiani, troppo spesso si sono trasformate in associazioni a delinquere, camorra uguale, così che gli estinti diventano cari per il costo esorbitante di tombe, arredi funerari, lumini e luce eterne.

E come se non bastasse, il caro estinto non è seppellito una volta per sempre ma riesumato e riseppellito “perché è tradizione nostra” a suon di quattrini.

Il diavolo abita ancora nella falsa spiritualità di chi fa passare per pietà popolare anarchici cortei di questuanti che, in voto alla Madonna, gridano la loro fede, sia pure sincera, riempiendo di colore strade e quartieri, nascondendo più di una volta un non so che di losco e blasfemo. Preghiere poco, affari tanti, brodo di coltura per futuri affiliati di quella stessa camorra.

Il diavolo abita anche nelle statue di San Pio da Pietralcina messe a mo’ di “palo’ sempre dalla camorra alle porte del rione non per conservare voti ma armi, forse cocaina, e poco importa se uccide altre vite, l’importante è che il santo sia dalla parte giusta a fare il suo dovere. Potrei continuare ma mi fermo per spazio e per decenza. Il diavolo per lo meno in tutti questi casi ha un indirizzo e non sarà difficile dargli un nome.

Censure, condanne, scomuniche alla camorra non servono,

 nulla dicono a chi ha fatto il patto con il diavolo, la Chiesa volti pagina e dica basta a ciò che non è fede, non pensi di voler “purificare” a suo vantaggio anche l’inferno, cancelli definitivamente dal suo vocabolario “superstizione”, “simonia”, “idolatria” e per incanto le “corna del diavolo” non saranno più né un alibi, né un problema.

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