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'Tetti di sole' per una Napoli che pulsa

Letizia Airos (November 13, 2014)
Un romanzo di Gennaro Matino. Un gesto d'amore per la sua città. Lo spunto viene da una storia ambientata a Napoli, nel quartiere di Antignano negli anni ’60. Una città tra speranza e rabbia, tante piccole rivoluzioni. Una città in cerca di un riscatto che dia ai giovani la forza di sognare


Leggi il primo capitolo di  Tetti di sole e subito ti rendi conto di avere tra le mani un libro speciale. Pulsa. Lo senti vivo e parlante.  Corale. Anche se gli stessi protagonisti sono in cerca di un linguaggio comprensibile.  


Sono voci singole, ma dense come cori, cori non sempre intonati, ma in cerca di una direzione comune. Di una strada per una rivoluzione che significhi cambiamento. Cori che urlano, a volte sguaiati, ma anche con del romantiscismo, del rimpianto. Una tensione continua, e attraversa tutte le pagine,  guarda al futuro, cerca un futuro, vuole una chance. E se le voci/coro sono tante, la tensione è univoca.

 

Gennaro Matino, sacerdote, teologo, giornalista,  racconta con questo romanzo il quartiere di Agnano, a Napoli, negli anni 60. Un borgo diventato cittadino come non vorrebbe, suo malgrado. In una  città che respira, sospira, si colora, si annida e si snida. Le pagine raccolgono il quotidiano e l’arte di vivere, di arrangiarsi, di creare la propria filosofia, anche se di strada. Di voler rimanere ma anche andar via, dei suoi abitanti e passanti.

 

Peppiniello, Don Rosario, Mariuccia e il mercato, Carmela la befana, Armida la stiratrice e tanti altri stemperano un’umanità semplice, in un quotidiano che invita alla rassegnazione di fronte al cambiamento imposto ingiustamente.

 

E la città è intorno ad attaccare la sua comunità che si sente espulsa. La speculazione edilizia ha preso il sopravvento e toglie l’aria, cancella la dignità, distrugge un’economia sana.

Ma cosa si puo fare? La risposta di Gennaro Matino si chiama ribellione. Una rivoluzione che deve partire da dentro, non violenta ma che restituisca dignità.

 

La Napoli di Tetti di sole è sotto gli occhi e a volte quasi brucia. Gennaro Matino racconta tanta speranza, ma anche molta rabbia. La sua stessa rabbia di napoletano che vede un’umanità troppo spesso sull’orlo di un baratro.

 

Ma  non ci si deve piangere addosso, Napoli può trovare forza solo dentro se stessa e grazie alle sua gente. Questo di Gennaro Matino è un romanzo d’amore appassionato e arrabbiato, amore per una città di persone vere. Una città che vuole esser positiva. Una città che respira, sospira. E anche se, a volte  sembra perdere il respiro, non accetta di morire.

 

E un filo rosso unisce rassegnazione e neccessità di ribellarsi per riuscire a farcela. Una rivoluzione per combattare la prepotenza e l’ingiustizia che, con diversi vestiti, ha coperto troppo spesso Napoli e la sua percezione.  Un’ingiustizia spesso celata da leggi ingiuste. Scritte per pochi.

 

La verità deve vincere e non la menzogna. Perchè la città vive dei suoi abitanti e anche dei più umili. Ed i napoletani la amano.

 

Tetti di sole  è un romanzo di speranza per i giovani e nei giovani. Il tentativo di dare una spinta per una città positiva.  Anche se deve fare i conti con le sue contraddizioni e malattie.

 

Ed i napoletani che vivono fuori da Napoli, dal grande scrittore partenopeo Enri De Luca a tutti coloro che sono emigrati anche qui a New York, sanno che non si può tenere lontana la napoletanita’. Che Napoli rimane dentro, anche quando si fugge, con la sua energia. Un’energia che può, per chi rimane nella città partenopea, diventare rivoluzionaria.

 

E sulla quarta di copertina si legge: “la verità è che l’ingiustizia della carte scritte non ha mai tenuto conto del fatto che anche quelli che non sanno leggere hanno i loro diritti. La legge dovrebbe essere un pane condiviso, ma spesso accade che chi fa le leggi le usi a suo diletto. Se una legge deve essere osservata sol da alcuni per il tornaconto di altri , allora è una legge ingiusta e andrebbe cancellate. Servirebbe una rivoluzione, quella vera, che desse, nelle mani di chi è sfruttato, carta e penna.”

 

Un libro che pulsa, come ho detto.

 

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