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Articles by: Monica Straniero

  • Arte e Cultura

    Scorsese: The Irishman ci mette di fronte al tabù della mortalità

    Scorsese e De Niro sono di nuovo insieme dopo aver collaborato in numerosi film, tra cui Taxi Driver, Re per una notte e Mean Streets -Domenica in chiesa, lunedì all'inferno, e con Pesci in Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, solo per citare alcuni titoli.  "Ma è stato dopo Casinò, nel 1995, che io e Robert De Niro ci siamo messi alla ricerca di un personaggio emblematico per descrivere in modo appronfondito la criminalità organizzata e della corruzione dilagante che permeava gli USA durante il secondo dopoguerra, quando i boss si erano infiltrati in sindacati, governo e grandi aziende", ha detto Martin Scorsese in coferenza stampa.

    The Irishman è destinato ad essere ricordato negli annali del mondo della celluloide. Eppure Scorsese non era sicuro di riuscire a realizzarte il film. "Il film è stato rifiutato dagli studios di Hollywood prima di ottenere il finanziamento da Netflix e superare  l'ostacolo più grande, sviluppare una tecnologia capace di ringiovanire De Niro, Pacino e Pesci di trent’anni". Si tratta di un sistema di telecamere e software sviluppato da ILM in grado di catturare le espressioni facciali degli attori sul set a fianco di altri personaggi, senza l’uso di telecamere o segni visibili sul viso, e di ringiovanirli grazie alle loro versioni 3D computerizzate".

    La storia si svolge tra il 1949 e l’anno 2000, con tutta una serie di flashback e slittamenti temporali. Quello di Irishman è un mondo ben noto a Scorsese, un ambiente che, parole sue, “ho già affrontato con The Departed - Il bene e il male, Quei bravi ragazzi, Casinò e Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno. Anche in Toro scatenato ci sono elementi legati alla malavita organizzata.

    “Questa storia si svolge in questo tipo di ambiente ma la differenza con gli altri film è legata al punto di vista. “Raccontare l'epoca d'oro della mafia attraverso l'intera vita di un sicario mi ha dato infatti la possibilità di osservare i personaggi nella loro umanità", commenta il regista. "Al centro della trama ci sono i rapporti tra i protagonisti, Frank Sheeran/De Niro, Russell Bufalino/Joe Pesci e Jimmy Hoffa/Al Pacino, e l'ambiente in cui vivono La cosa più bella della storia è questo triangolo, questi tre uomini e la classica saga di lealtà, fratellanza e tradimento".

    Irishman è stato concepito come un film riflessivo, il film con personaggi più anziani. "In questo modo ho potuto affrontare il tema della mortalità, della fine della vita, ben concreta e presente. Un tabù con il quale facciamo ancora molta fatica a confrontarci".

  • Arte e Cultura

    La giostra dei giganti, un racconto autentico del carnevale di Viareggio

    che colpisce subito de “La Giostra dei Giganti”, in pre-apertura della 14° Festa del Cinema di Roma, è l’autenticità: delle facce, dei racconti, dello scorcio di Italia che si vede. Siamo a Viareggio e alla regìa, sceneggiatura e fotografia c’è Jacopo Rondinelli che, con il produttore David Ferrazza, Withstand Film, ha deciso di documentare uno degli eventi più noti, ma meno conosciuti, in Italia: il Canevale di Viareggio.

    “Immaginario fiabesco” a detta dello stesso regista, che si è trovato rapito per caso dal fascino del carnevale, è il tema di sottofondo nel seguire, a poco a poco, la nascita di questi giganti alti come un palazzo di otto o dieci piani, che poi sfileranno, animandosi come esseri viventi, sui Viali a mare della città.

    Si comincia che è inverno. Rondinelli inizia subito a raccontare con immagini essenziali e accurate. Due uomini escono di prima mattina da due casette nella campagna versiliana. Potrebbero essere pescatori, operai di un porto che si dirigono verso quel mare così bello e frequentato. Ma il Carnevale ha a che fare con il mare, perché i primi costruttori dei carri carnescialeschi erano carpentieri. I due uomini si dirigono ai cantieri, alla Cittadella del Carnevale, costruita nel 2001.

    Siamo agli inizi del processo di realizzazione dei carri e delle mascherate che parteciperanno ai corsi mascherati, quando le diverse famiglie di “carristi” pensano ai temi da proporre ai fans per la nuova opera. Un Carnevale che da sempre interpreta in modo satirico la politica e i temi di attualità. Al punto che “diceva Andreotti” che se un politico non veniva rappresentato alla sfilata di Viareggio, significava che non contava nulla.

    “I figli dei figli di Michelangelo” si dice a Viareggio di questi artisti veri della cartapesta e delle macchine da teatro. Artigiani che hanno dentro l’arte della commedia, della satira, della rappresentazione, pensando a un canovaccio basato su un tema di attualità. Italiani, toscani, che secondo la migliore delle tradizioni si sfidano, si sfottono e si lanciano in una competizione furiosa.

    Tutti i carristi più famosi, e anche i personaggi “minori” del Carnevale, si raccontano con grande verità. Basti la scena della vestizione del re del Carnevale, che si fa aiutare dalla moglie, in un dialogo tra i due che sembra rubato, tanto è spontaneo.

    Concentrato sull’edizione del 2015, il documentario non è storico, ma è già storia riportando la testimonianza di carristi che sono nel frattempo scomparsi. C’è infatti per tutto il film il commento di Arnaldo Galli, che ha creato opere per il Boccaccio ’70 di Federico Fellini. E c’è Gilbert Lebigre,che con la moglie Corinne Rogere i figli ha dato vita a una nuova famiglia di artisti del carnevale.

    Il documentario segue i vari passaggi. Dall’ideazione alla realizzazione dei carri e delle relative coreografie, fino alla notte prima del Carnevale e quindi al corso mascherato.  Paga, necessariamente, la storicizzazione a eventi di quattro anni fa.  Per esempio uno dei personaggi più presi di mira è l’allora premier Matteo Renzi, che in un carro viene partorito da una oscena Merkel-mammina dell’Europa. Tra gli altri temi, il riscaldamento globale come “grande freddo” con Putin, Obama, Xi Jinping (“in Cina ci avrebbero arrestato” dicono a Viareggio) e la minaccia della pedofilia, che risulterà il carro vincitore.

     

  • Arte e Cultura

    Pavarotti, il tenore che cantava al mondo

    "Dopo i Beatles e Jay-Z, mi sono messo alla ricerca di un soggetto accattivante e ho trovato Luciano Pavarotti. Negli Stati Uniti tutti lo conoscono come il più grande cantante d’opera di tutti i tempi con oltre 100 milioni di dischi venduti nel corso della sua carriera, ma pochi sanno della sua vita privata".

    Ron Howard è a Roma per la presentazione del documentario Pavarotti, in concorso alla Festa del Cinema e nelle sale italiane il 28, 29 e 30 ottobre. Il documentario realizzato con materiale di archivio, riprese dal vivo e interviste a familiari, manager e colleghi illustri, fa emergere la storia personale dell’artista come marito e come padre. Il suo viaggio dalle sue umili origini nel Nord Italia fino allo status di superstar mondiale. 

    "C'è molto da celebrare della sua vita. Ho scelto un approccio onesto per portare sullo schermo l'uomo dietro l'artista. Ho fiducia che il mondo e il pubblico potranno capire alcune sue scelte all’insegna di una commercializzazione difficile da accettare, se vista con un occhio esterno", dice  Howard. Che aggiuge: La famiglia è stata molto disponibile ad aprirci le porte all'archivio privato e a raccontare la verità sui difficili rapporti tra Adua e Nicoletta, rispettivamente la prima e la seconda moglie di Pavarotti". 

    La Coppa del Mondo del 1990 in Italia è stata l’occasione in cui l’opera ha conquistato il grande pubblico: in quell’occasione, sul palco di Roma, Pavarotti si è unito ai colleghi tenori Placido Domingo e José Carreras, esibendosi per un pubblico mondiale di 1,4 miliardi di persone.

    Con gli show di beneficenza «Pavarotti&Friends» ha accostato lirica e pop. Con quella voce di tenore che era un dono degli dei, ha incantato il mondo, come nel suo concerto più bello, ad Hyde Park, Londra, davanti a Carlo e Diana, con 150mila spettatori in silenzio sotto la pioggia con gli ombrelli chiusi.

    Ascoltiamo le sue magnifiche registrazioni discografiche realizzate trala fine degli anni ’60 e la fine dei ’70, e assistiamo al suo cammino verso la monumentalità. Il documentario restituisce così il ritratto intimo di un artista sensibile, il mito del tenore e del do di petto."L'ho visto la prima volta alla fine degli anni ottanta ad un grande evento ad Hollywood - continua Howard -  e sono rimasto affascinato da un personaggio di grande carisma.

    Con questo lavoro, ho osservato la sua vita più da vicino, le sue passioni e la sofferenza per alcune scelte artistiche. Ha conquistato il Nord America e nuovi fans, mentre la critica gli ha voltato le spalle per le sue sempre più ricorrenti incursioni nella musica pop"

    Il personaggio pubblico – con tutto il gossip che ne è derivato negli ultimi anni – ha stritolato lentamente il Pavarotti privato. "Big Luciano possedeva un’innata facilità nel far partecipare il pubblico alle emozioni veicolate dal suo canto. E' riuscito a portare l'opera nelle case del grande pubblico, a rendere l'opera una forma di racconto accessibile a tutti. E' questa la sua eredità più grande".

     

     

     

  • Art & Culture

    American Stars Abound at the 14th Rome Film Fest

    “Racism, migration, and climate change are amongst the themes touched in the selected works,” according to Antonio Monda, the festival’s artistic director for the fifth year in a row. 

    Many titles, between films and documentaries, 33 are part of the Official Selection, 13 close encounters with directors and actors including Bill Murray, Benicio Del Toro, Ethan Coen, Ron Howard, John Travolta, Viola Davis, and Edward Norton. 25 countries are represented, 19 of the directors are women, and there are 37 world premieres. But the fest will expand beyond the Auditorium “because this year it will involve 18 locations across the city, including the neighborhood of Rebibbia and the Gemelli Hospital, while the red carpet will be roled out in 8 parts of the city,” Monda explains.

    Great anticipation for Martin Scorsese’s The Irishman, with Robert De Niro, Joe Pesci and Al Pacino, already presented at the New York Film Festival. A criminal saga narrating 40 years of American counter-history. Among others, the Downton Abbey movie based on the famed series, Honey Boy with Shia LaBeouf, the opening film Motherless Brooklyn by Ed Norton, Hustlers a film about the world of strippers with Jennifer Lopez, the Judy Garland biopic Judy, with Renée Zellweger, and Pavarotti, the documentary by Ron Howard.

    Three participating films are Italian, two are part of the Official Selection: Il ladro di Giorni (The Thief of Days) with Riccardo Scamarcio, and the documentary by Alessandro Piva, Santa Subito, while Cristina Comencini’s Tornare will be the closing film. 

     

    Lifetime achievement awards will go to Bill Murray, who will receive the prize from director Wes Anderson, and to Viola Davis, the only African American actress to have won a Tony, and Emmy and an Oscar.

    Interdependence is among the most anticipated special events. Every episode of the film is directed by independent directors from all five continents, who unite their strengths to sensitize public opinion to environmental issues and climate change: each one offers a unique perspective on the concept of interdependence. 

    Negramaro. L’anima vista da qui, a documentary about the band from Apuglia, who will then meet with the audience. More on music with the documentary about Kurt Cobain’s last concert and The Fanatic, a film with John Travolta, who played many roles tied to music and dance.

     

  • Arte e Cultura

    Tante le star americane alla 14esima Festa del Cinema di Roma

    Tanti i titoli, tra film e documentari, in totale 33, che fanno parte della Selezione Ufficiale, 13 gli incontri ravvicinati con registi ed attori, tra cui Bill Murray, Benicio Del Toro, Ethan Coen, Ron Howard, John Travolta, Viola Davis, Edward Norton. Mentre sono 25 i paesi rappresentati, con 19 registe donne e 37 prime mondiali. Ma la Festa non sarà solo all’Auditorium “perché quest’anno si articolerà in 18 luoghi della città, tra cui  Rebibbia e Policlinico Gemelli, mentre il red carpet sfilerà in 8 parti della città” dice ancora Monda.

    Grande attesa per The Irishman di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino, già presentato al Festival del Cinema di New York. Una saga criminale che racconta 40 anni di contro-storia americana. Tra gli altri film, Downton Abbey, tratto dalla celebre serie, Honey  Boy con Shia LaBeouf, il film di apertura Motherless Brooklyn di Ed Norton, Hustlers, film sul mondo delle spogliarelliste, con Jennifer Lopez, Judy sull’attrice Judy Garland, protagonista del film Il Mago di Oz, con Renée Zellweger e Pavarotti, il documentario di Ron Howard. 

    Tre i film italiani in concorso, due fanno parte della Selezione Ufficiale. Il ladro di Giorni con Riccardo Scamarcio, il documentario di Alessandro Piva, Santa Subito, mentre Tornare di Cristina Comencini, sarà il film di chiusura. Premi alla carriera a Bill Murray, che riceverà il premio dal regista Wes Anderson, e a Viola Davis, l’unica attrice afroamericana ad aver vinto, Tony, Emmy e Oscar.

    Interdependence è tra gli eventi speciali più attesi. Ogni episodio del film è diretto da registi indipendenti provenienti dai cinque continenti che uniscono le forze per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'ambiente e i cambiamenti climatici: ognuno offre una prospettiva unica sul concetto di interdipendenza

    Negramaro. L’anima vista da qui, un documentario sulla band pugliese che poi incontrerà il pubblico. Ancora musica con un doc sull’ultimo concerto di Kurt Cobain dei Nirvana ed il film The Fanatic, con John Travolta, che ha interpretato molti ruoli legati alla musica ed il ballo.

  • Arte e Cultura

    La storia del cinema e la storia dello sviluppo tecnologico

    La storia del cinema va di pari passo con la storia dello sviluppo tecnologico. Eppure la rivoluzione digitale ha trasformato l'industria cinematografica e televisiva in modi imprevedibili. Autori e produttori sono stati costretti a trovare risposte creative all'incertezza indotta dalla popolarità di Internet e dal successo delle nuove piattaforme digitali, in particolare tra i giovani.

    Indipendentemente dal fatto che questi cambiamenti siano poco visibili o in modo schiacciante, la tecnologia digitale sta trasformando come sono i film, da quelli a budget modesto girati con fotocamere digitali ai blockbuster carichi di immagini generate al computer.  Dovremmo piangere, festeggiare o alzare le spalle?  Intorno a questo dilemma si è consumato l'incontro tra produttori e autori in occasione della tavola rotonda organizzata nell'ambito del Premio Solinas 2019, dal 2015 sotto la presidenza di Annamaria Granatello, che si è svolto a La Maddalena dal 19 al 22 settembre.

    Nato per rendere omaggio alla figura e all’opera di Franco Solinas, scrittore e sceneggiatore scomparso prematuramente nel 1982 autore del romanzo Squarciò, e di film come La battaglia di AlgeriKapò, il prenio Solinas, a 33 anni dalla nascita, si conferma una bottega creativa permanente, un riferimento essenziale per l'industria cinematografica italiana.

    Se nel corso della storia gli artisti hanno adattato le nuove tecnologie ai propri fini creativi, oggi autori e sceneggiatori devono confrontarsi con le nuove abitudini di consumo maggiormente orientate verso una cultura on demand dove codice e storia spesso si scontrano.

    YouTube incoraggia lo sviluppo di reti multicanale che tentano di sfornare contenuti, ingabbiando i talenti tra le righe di contratti restrittivi. Nel frattempo Netflix, Hulu e Amazon raddoppiano lo sviluppo di contenuti originali nel tentativo di aumentare la base degli abbonati per diventare il prossimo HBO. 

    Per autori e sceneggiatri se il digitale ha introdotto nuovi cliché visivi con il rischio di perpetuare la produzione di film mediocri, dall'altro aprono a nuove possibilità estetiche e di narrazione. La tecnologia quindi come partner creativo, in grado di plasmare il modo in cui le storie vengono trovate e raccontate.

    Tra i presenti alla tavola, il regista americano Michel Hoffman: "Per noi produttori piattaforme come YouTube ci offrono l'occasione di mostrare il nostro lavoro quando gli studios ci negano i fondi. Possiamo creare le nostre storie alle nostre condizioni senza essere censurati, il che è cruciale per l'espressione artistica".

    Il film vincitore dell'edizione 2019 del Premio Solinas, L’angelo Infelice‘ di Paolo Strippoli, Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, riflette lo spirito del più importante e prestigioso premio nel panorama italiano e internazionale:, ovvero aiutare i nuovi narratori di creare un luogo sicuro in cui sperimentare nuove forme narrative,senza la pressione del mercato e con un vero spirito di scoperta. 

     

  • Facts & Stories

    Tony Driver And The Harsh Reality of Borders

    The incredible life of Pasquale Donatone could inspire entire debates and conferences on the topics of civil rights, human rights, and migration. Instead, to much more effect, it was taken up by the documentary film “Tony Driver.” Conceived and realized by director Ascanio Petrini, it is one of the seven debuts selected for the 34th International Film Critics’ Week of the 76th Venice Film Festival.

     

    Pasquale is the subject and real-life star of the film. After having worked on the story for two years, the director decided to entrust the role directly to the face and voice of the man who lived and is living it first-hand. 

     

    The film was shot between the United States, Mexico, and Puglia. It is the true story of Pasquale. Born in Bari, at 9 year-old he emigrated with his family to the US. There he grew up and became fully integrated, known to all as Tony. 

     

    A naturalized American by fact but not by right. Pasquale-Tony found that out when he was arrested at the wheel of his cab in Yuma for transporting illegal immigrants from Mexico into the United States. Despite all the years spent in America, Tony had not applied for citizenship. So he found himself having to choose between two options: go to jail in Arizona or spend ten years in exile in Italy. 

     

    And so he made his way back among us. Where does he live? He leads a distinguished life in a cave in Polignano a Mare. An Italian-American who doesn’t speak Italian, his face is like Travis' in Paris, Texas, and he wants nothing more than to go back to the States to have a word with Mr. Trump. Staying in Italy is not part of his plan, it’s a place “devoid of opportunity.”

     

    Ascanio Petrini

    “In Tony and in this story - director Petrini explains - I found a new character who was able to shift between Taxi Driver’s Travis Bickle and Wile E. Coyote from the Road Runner cartoon: an antihero destined to fail but also to keep trying. When we met, Tony lived in a cave on the Mediterranean, in total reclusion, as if his spaceship had crashed onto another planet and he was stuck there, between rocks and water. I began filming it myself but I quickly realized that the deeply contradictory landscapes of his story deserved an appropriate visual rendition: it had to be set here in Italy but also there, in America.”

     

    According to the International Film Critic’s Week board: Tony Driver “is the reversed epic of an anti-Italian that could be the forgotten screenplay of Age & Scarpelli, an unrealized film by Dino Risi or Ettore Scola.” A film “out of the norm - says General Delegate of the Venice International Film Critics' Week Giona A. Nazzaro - of a foreigner in a foreign land. A film about the absurdity of borders, crucial for thinking about an issue that needs to be revisited.”

     

    The reactions to the film were polarized, as is often the case with documentaries, as the genre evolves in new directions. At times leaning towards animation, other times towards genre film, or historical documentary. We appreciate the “light-heartedness” with which the director chose to tackle the story and the “realness” that comes from entrusting to role of Pasquale to the man himself. The result is that, although we are not watching fiction, the confines between film and reality are blurred. And this is true cinema. A cinema that makes us think about borders, about the right to citizenship, about migration. It makes us think, not because it puts forward an argument, or delves deeper into the topic, but because it tells a story. 

     

  • Fatti e Storie

    Tony Driver e la dura legge dei confini

    Attorno all’incredibile vita di Pasquale Donatone si potrebbero organizzare convegni e dibattiti sui diritti civili, diritti umani, migrazioni. Invece, molto più efficacemente, è stato realizzato un film documentario “Tony Driver”. Pensato e diretto dal regista Ascanio Petrini, è uno dei sette esordi proposti dalla 34° Settimana Internazionale della Critica alla 76° Mostra del Cinema di Venezia.
     

    Pasquale è il soggetto e il reale protagonista del film. Dopo aver lavorato per due anni alla storia, il regista ha infatti deciso di affidarsi direttamente al volto e alla voce di chi l’ha vissuta e la sta vivendo di persona.

    Il film è stato girato tra gli Stati Uniti, il Messico e la Puglia.  E’ la storia vera di Pasquale. Nato a Bari e migrato bambino di 9 anni con la famiglia negli Stati Uniti. Lì è cresciuto, si è completamente inserito, tanto da farsi chiamare Tony.

    Americano naturalizzato di fatto, ma non di diritto. Questo lo scopre Pasquale-Tony quando, tassista di frontiera a Yuma, viene arrestato perché trasporta migranti illegali dal Messico agli Stati Uniti. Nonostante tutti gli anni vissuti in America, Tony non aveva fatto richiesta di cittadinanza. Si trova così a scegliere tra due pene: carcere in Arizona o espulsione per dieci anni in Italia.

    Ed eccolo qui, tra noi. E dove vive? Da distinto signore in una grotta di Polignano a Mare. Un italoamericano che l’italiano non lo parla, con la faccia di Travis in Paris, Texas, e che altro non aspetta che tornare negli States a dirne quattro a Mr Trump. Stare in Italia non rientra nei suoi orizzonti,  è un posto “privo di opportunità”.

    Ascanio Petrini

    “In Tony e in quella storia – racconta il regista Petrini – ho trovato un nuovo personaggio capace di muoversi tra il Trevis Bickle di Taxi Driver e Willy il Coyote di Road Runner: un antieroe destinato a perdere ma anche a provarci. Quando ci siamo incontrati Tony viveva in una grotta sul mar Mediterraneo, nel completo rifiuto di ogni cosa, come ‘se la sua astronave fosse precipitata su un altro pianeta e lui fosse bloccato li’, tra rocce e acqua. Ho cominciato a filmarlo per conto mio ma presto mi sono reso conto che i paesaggi profondamente contraddittori della sua storia meritavano una restituzione visiva: doveva essere ambientata qui in Italia ma anche lì, in America”.

    Per i selezionatori della Sic: Tony Driver “è l’epopea al contrario di un anti italiano che potrebbe essere una sceneggiatura dimenticata di Age e Scarpelli, un film mai fatto di Dino Risi o Ettore Scola”. Un film “fuori norma – dice il delegato generale della Sic Giona A. Nazzaro – su uno straniero in terra straniera. Un film sull’assurdità delle frontiere, cruciale per ragionare su una delle questioni che vanno rimesse in discussione”.

    Le reazioni al film sono state alterne, come accade di frequente verso le forme più diverse che sta assumendo il cinema documentaristico. A volte fumetto, a volte film di genere, a volte documento storico. Noi apprezziamo la “leggerezza” con cui il regista ha voluto affrontare la storia e affidandarsi alla “verità” di Pasquale nei panni di attore. Il risultato è che, pur se non assistiamo a una fiction,  sono incerti i confini tra cinema e finzione. E questo è il cinema. Un cinema che fa riflettere, sui confini, sul diritto di cittadinanza, sulle migrazioni. Fa riflettere non tanto perché argomenta un tema o affonda la ricerca, ma perché racconta.

  • Art & Culture

    Once Upon a Time...in Hollywood, Tarantino’s Homage to Italian Cinema

    Once Upon a Time...in Hollywood, Quentin Tarantino’s new movie, which was presented in Cannes and came out on July 26 in the US, arrived in Rome for a big preview in anticipation of the September 18 Italian premiere with Sony Pictures. Along with the director, who wore a black t-shirt stamped with the word Brutalism, Leonardo DiCaprio and Margot Robbie also attended the premiere. 

     

    According to Leonardo DiCaprio, 2016 Academy Award Winner for his performance in the Revenant, his character explores what it meant to be an actor at a time when Hollywood was being transformed. “The movie tells the story of two people who are trying to survive in a changing Hollywood. I play a bipolar man, distraught by how the film industry is moving on without him.”

     

    Beyond Margot Robbie, whom Tarantino chose to interpret Sharon Tate, whose assassination anniversary took place on August 9, Brad Pitt, Al Pacino, Kurt Russell, Bruce Dern, Zoe Bell, Dakota Fanning and even the late Luke Perry are also part of the cast. 

     

    For his ninth film, the director of Pulp Fiction casts aside his propensity towards splatter to create a nostalgic and humorous tribute, as an auteur in search of a lost era. One of the scenes that are sure to become cult classics is the one where Brad Pitt is challenged by Bruce Lee. “I don’t want to seem like the typical old guy who prefers the movies of the past, but back then we had artisans who were able to capture beautiful images without the use of digital. I remember the marvelous sets from back then. Everything was built from scratch. But it was also very expensive. Budgets that today are out of reach even for big productions.”

     

    Tarantino’s love of the seventh art is boundless. “I’m passionate about B movies and I always loved Italian ones, westerns, mysteries, and sexy comedies, even peplum films. Directors like Sergio Leone, Duccio Tessari, Sergio Sollima, Sergio Corbucci gave new life to these genres. An English critic, Laurence Staig, wrote a book years ago titled 'Italian Western. The Opera of violence' and actually it’s what I’m doing, at least with regards to violence, with all of my oeuvre.”

     

  • Arte e Cultura

    C'era una volta a....Hollywood, l'omaggio di Tarantino al cinema italiano

    Uscito negli Stati Uniti il 26 luglio, C'era una volta a.... Hollywood, il nuovo film di Quentin Tarantino, già' presentato a Cannes, arriva a Roma per una grande anteprima in attesa dell'uscita italiana con Sony Pictures il 18 settembre. Oltre al regista Quentin Tarantino, che indossava una t-shirt nera con la scritta Brutalism, a presentare il film anche Leonardo Di Caprio e Margot Robbie.

     
    "Non so se il cinema può' cambiare il corso degli eventi, ma può' certamente esercitare una certa influenza".  Dice il regista che con questo ultimo film chiude la trilogia della storia revisionista iniziata con "Bastardi senza gloria" e "Django unchained". Ambientato nel '69, è la storia dell’amicizia tra un attore, DiCaprio, attore di western tv di serie B ormai al tramonto, e il suo stunt-man (Brad Pitt), nel periodo in cui Charlie Manson e la sua “family” progettarono di uccidere l’attrice Sharon Tate, moglie di Roma Planski.
     
    C'era una volta a..... Hollywood è un film bizzarro, seducente, coloratissimo, mescola personaggi fittizi con celebrità reali, serie TV, scene da "film nel film" primo tra tutti "The Wrecking Crew" dove Sharon Tate recitava con Dean Martin. Ma sono tanti i tributi e le citazioni ad una Hollywood dei tempi d'oro magnificamente rappresentata. "The Wrecking Crew è Un film che ho adorato - rivela Tarantino - Sharon era molto brava e aveva tanto  talento. E grazie a lei che ho trovato ispirazione a scrivere gran parte del film".

    Per Leonardo Di Caprio, premio Oscar 2016 per The Revanant, il suo personaggio indaga la natura dell'attore in un periodo in cui Hollywood era in trasformazione. "Il film racconta la vita di due persone che cercano sopravvivere ad una Hollywood che cambia. Interpreto un uomo bipolare, angosciato per il fatto che il mondo del cinema continua ad andare avanti nonostante lui".

    Nel cast oltre a Margot Robbie alla quale Quentin Tarantino ha affidato l'interpretazione di Sharon Tate, il cui anniversario dell'assassinio ricorrerà' il 9 agosto, anche Al PacinoKurt RussellBruce DernZoe BellDakota Fanning e persino il compianto Luke Perry.

    Per il suo nono film, il regista di Pulp Fiction, mette da parte il lato splatter per abbandonarsi ad un tributo nostalgico e divertente, di un autore alla ricerca del tempo perduto. Tra le scene destinate a diventare cult quella in cui Brad viene sfidato da Bruce Lee. "Non voglio sembrare il vecchio rimbambito che preferisce il cinema del passato, ma a quell'epoca c'erano artigiani capaci di catturare immagini belle senza il digitale. Ricordo i set meravigliosi che c'erano allora. Tutto veniva costruito da zero.  Ma costava anche tanto. Budget che oggi sono fuori portato anche per le grandi produzioni".  

    E' un amore sconfinato quello che Tarantino nutre per la settima arte. "Sono un appassionato dei B movie e ho sempre amato quelli italiani, western, giallo e commedia sexy, persino il peplum. Registi come Sergio Leone , Duccio Tessari, Sergio Sollima, Sergio Corbucci hanno dato nuova linfa a questi generi. Un critico inglese, Laurence Staig, anni fa ha scritto il libro 'Italian Western. The Opera of violence' ed è in fondo, almeno per quanto riguarda la violenza, quello che sto facendo io con tutta la mia opera".

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