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Tre pianisti per L'Aquila: all'Umbria Jazz Festival in scena la solidarietà

Antonello Lamanna (August 05, 2016)
Un concerto degno di nota quello che si è tenuto nello splendido teatro Pavone di Perugia per “Umbria Jazz 2016”, non solo per la performance dei suoi protagonisti, ma anche perché si è trattato di un impegno per la solidarietà, nato per ricordare una ferita italiana ancora aperta, quella inflitta al capoluogo abruzzese dal violento e distruttivo terremoto del 2009.

Tre pianoforti per l’Aquila” è il progetto ideato dai tre talentuosi Mirko Signorile, Giovanni Guidi, e Claudio Filippini, che con un tour hanno voluto mantenere viva l’attenzione sui bisogni della città, in particolare modo su quelli culturali.

E così anche la tappa di Umbria Jazz ha contribuito a raccogliere fondi per finanziare l’acquisto di un pianoforte a coda per il Conservatorio musicale “Alfredo Casella” dell’Aquila, perché – il messaggio dei musicisti è proprio questo – la cultura è assolutamente necessaria per costruire e ricostruire. E ancora di più la musica, di cui il pianoforte è simbolo.

Specialmente se a convincere il pubblico sono stati dei pianisti che hanno unito i loro percorsi artistici e interpretativi per realizzare un concerto che è riuscito ad indagare gli spazi sonori dell’improvvisazione, tra cover e nuove composizioni.

Nella platea del settecentesco teatro perugino, la sensazione dominante era di trovarsi di fronte a una forte intesa, e più volte si è avuta l’impressione di assistere a una conversazione tra amici che raccontano di sé per consolidare il legame che li unisce, per trovare ciò che si ha in comune e per meglio definire la propria identità, vincendo la difficoltà di dialogare e ascoltarsi, anche contemporaneamente, contravvenendo, almeno così accade nel jazz, a tutte le regole di una ben educata conversazione...

Molti sono stati i momenti epifanici, a partire da “My Funny Valentine”, attraverso la quale se da una parte è stata ripercorsa una pietra miliare del jazz dall’altra sono stati intrapresi sentieri di sonorità inedite, scaturite dalla fusione dei tre neri e scintillanti pianoforti, fino ad arrivare a “Moon River”, che ha permesso di muoversi negli eleganti spazi musicali e gli evocati ricordi cinematografici senza tempo di Breakfast at Tiffany's. Per arrivare al raffinato assolo di Claudio FIlippini nella ballata “Embreceable You” di Gershwin, che ha del tutto coinvolto il pubblico e i compagni di viaggio, mostrando una predilezione per i temi ricchi di storia ed emozioni.

Il concerto ha trovato il suo clou finale con “Imagine” di John Lennon che ha rappresentato una richiesta vera e propria di solidarietà, e ha mostrato come il bisogno di cambiare, condividere e migliorare il nostro mondo appartenga a tutti, soprattutto al popolo del jazz. La scelta del brano non è stata casuale, in particolare durante un’epoca difficile come quella di oggi, tra nuove guerre e un individualismo imperante, in cui un legittimo desiderio di pace sembra un’utopia e la richiesta di solidarietà deve farsi strada con forza, anche tra le difficoltà, altrimenti potrebbe rimanere inascoltata.

L’importanza della necessità di cambiare continua con “By this River”, un brano edito da Brian Eno, pubblicato nell’album “Before And After Science” che, rappresentando un mondo più individuale, vagheggia poeticamente tra pensieri e desideri legati alla consapevolezza di quanto sia importante la propria parte nell’esistente.

A ogni tappa i “Tre pianoforti per l’Aquila” hanno composto e proposto una perla diversa, perché la loro chiave esecutiva produce una tessitura che parte dall’evocazione e prende vitalità nell’eleganza dell’improvvisazione. Parliamo di abili protagonitsti della musica jazz taliana, che oggi è seguita e apprezzata in tutto il mondo, per cui presto – abbiamo appreso da Giovanni Guidi – uscirà anche un disco dedicato a questo grande progetto.

Si segnala la campagna di crowfunding di un pianoforte per l’Aquila che continua sul sito di  Eppela all’indirizzo: >>>

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