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Massimo Ranieri ammalia Umbria Jazz Festival

Antonello Lamanna (August 05, 2016)
Dopo l’introduzione di Sammy Miller & The Congregation, tra funk e cori gospel tradizionali, il concerto di apertura di Umbria Jazz 2016 all’Arena di S. Giuliana di Perugia spetta a uno dei più grandi esponenti della musica italiana la cui poliedricità è proverbiale: Massimo Ranieri.

Senza contare che si tratta di uno dei più importanti rappresentanti della musica napoletana per le sue indiscusse doti di interprete che spaziano in una vasta gamma di sentimenti, emozioni e una forte vena narrativa.

Parliamo di Massimo Ranieri, l’italian pop singer che passa da un repertorio all’altro con la stessa naturalezza che lo fa approdare al jazz del Santa Giuliana, uno dei palchi più rappresentativi del panorama italiano e internazionale.

Con la partecipazione di un quintetto d’eccezione, composto da alcuni dei migliori jazzisti italiani: Enrico Rava alla tromba e flicorno, Rita Marcotulli al piano, Riccardo Fioravanti al contrabbasso, Stefano Di Battista al sax alto e soprano e Stefano Bagnoli alla batteria.

È un pubblico molto interessato quello che accoglie il concerto “Malìa”, nato da uno dei progetti più attesi dell’edizione di quest’anno, un capolavoro ideato e prodotto da Mauro Pagani, a cura dello stesso Ranieri, con l’intenzione di offrire uno spaccato del panorama storico-musicale degli anni ‘50 e ‘60, indagando i percorsi che hanno portato il jazz americano a influenzare la musica italiana, in particolare quella napoletana. Tra incantesimo, magia e seduzione.

Ed è questo che subito si avverte quando la band accenna le prime note de “Il pianto delle spighe di grano”. Ranieri entra in scena con i colori eleganti del jazz, in bianco e nero, e quel sorriso contagioso di uno che vuole divertire e divertirsi. In quasi due ore di spettacolo, riesce a proporre un viaggio attraverso nuove sfumature musicali che sa sapientemente dosare, soddisfando anche i palati più raffinati.

Il mattatore della serata è sempre il musicista napoletano, le cui doti vocali e teatrali, ma anche l'agilissima presenza sul palcoscenico, gli consentono di interpretare il ruolo di conduttore dei giochi con espressività e scioltezza, mentre la band sottolinea e rafforza la geniale idea del produttore Mauro Pagani di rielaborare un grande repertorio già collaudato e funzionante, affidandolo a una voce incisiva e determinata come quella di Ranieri.

La ritmica di Bagnoli chiara e decisa apre la strada al resto della band. Gli arrangiamenti, ben strutturati, evidenziano le qualità sia dialogiche sia solistiche di tutto il gruppo. Una nota particolare va alle conversazioni musicali tra Rava e il sassofonista Stefano Di Battista che duettano, si rincorrono e si mescolano, creando uno spazio aperto e condiviso.

Nella lunga song list non sono mancate le cover classiche come “Malafemmina”, scritta da Totò nel 1951 per Silvana Pampanini, “Torero” e “Tu vo’ fa l’americano” di Carosone, fino alla più recente “Tutta nata storia” di Pino Daniele, che ha visto l’entrata sul palco di Mauro Pagani col suo inseparabile violino. E sono tante le altre perle tratte dall’album “Malìa”, come “Doce doce”, “Ue ue che femmena”, “Luna caprese”, “Anema e core”.

Il gran finale si ha con “Resta cu mmè”, la canzone scritta da Domenico Modugno che vede uno splendido assolo introduttivo vocale di Ranieri e il progressivo coinvolgimento dei suoi compagni di viaggio nell’incanto da lui creato, e l’intramontabile “O Sarracino”, il celebre singolo di Renato Carosone del 1958.

Infine risulta evidente che Ranieri, con il valido sostegno dei grandi musicisti che lo hanno accompagnato, è riuscito a coniugare perfettamente l’anima italiana con quella d’oltreoceano, arrivando a conquistare la totale partecipazione del pubblico grazie alla sua personale espressività e attraverso il sound partenopeo che lo abita nel profondo. Offrendo ai jazzofili del Santa Giuliana uno spettacolo ammaliante, letteralmente.

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