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Gli abiti senza tempo di Anna Sammarone

Letizia Airos (July 05, 2012)
Incontro con una giovane stilista e impreditrice molisana che, dal 2009 ogni stagione, presenta le sue creazioni a New York. Dal piccolo paese di Larino, porta collezioni realizzate con passione e grande creatività. Capi concepiti per superare le mode: “Desidero che i miei abiti rimangano. Creo modelli che non hanno tempo e stagione”

Ci sono dei tesori italiani che nessuno potrà mai eguagliare per la loro semplicità. Per la creatività con cui sono stati concepiti, coniugando tradizione e presente. Grazie ad una genialità senza contaminazioni che li ha pensati e, in un certo senso, reso eterni. Sono quegli oggetti - dal design alla moda – che hanno una linea essenziale, pura ed inconfondibile.

A volte sono prodotti di nicchia, a volte nò. Unici al mondo, sempre attuali, non subiscono l’usura di trend passeggeri. Molti li usiamo anche tutti i giorni, altri – o magari gli stessi - sono addirittura esposti in musei internazionali.

E’ una ricchezza questa tipo di creatività, di cui noi italiani dovremmo essere più consapevoli, soprattutto in momenti di crisi come questo.
 

Ma c’è di più, dietro questa eccellenza tutta italiana spesso si celano storie semplici, quelle di piccoli imprenditori, minuscole sartorie, botteghe artigianali, fabbriche creative, piccole aziende spesso al femminile, cooperative o, semplicemente, singole persone.
 

E, capita che, in una suite del Setaj, imponente albergo sulla 5 Avenue di Manhattan, incontro una di queste persone. Viene da Larino, un paesino del Molise. La sua piccola e grande storia è emblematica.
 

Trentenne. Ha uno sguardo intenso, Anna Sammarone.  Sembra sempre in cerca di dettagli.  Scruta ed esplora. Dolce, ma determinata al tempo stesso.
 

Si intravede già dai suoi modi, prima che con i suoi abiti, uno stile basato su di un bon ton completamente riaggiornato: spensierato, fantasioso ma  anche misurato.

Appena entrata nell' appartamento da lei affittato nel Setaj - per la vendita degli abiti – un veloce sguardo ai capi mi fa subito capire che si tratta di vestiti unici. Belli, semplici. Senza età. Coloratissimi.
 

Ho giocato per anni tra scampoli di stoffa e rollini di filo di mia nonna, anche lei sarta.  Riconosco i dettagli di un capo realizzato da mani esperte e ne rimango subito affascinata. Le sensazioni, suggestioni, che proviamo quando pensiamo di acquistare un oggetto sono importanti. Gli abiti di Anna, hanno anche questo valore aggiunto. Puntano a suscitare emozioni trasmettendo sentimenti di un territorio e della sua gente.
 

A me sono venuti in mente il rumore della macchina da cucire, il sole che filtra attraverso le persiane in un cortile del sud vicino al mare, dita che infilano un ago, schizzi di nuove creazioni, gessetti, ditali, veline di modelli, l'odore di taralli appena cotti pronti per una pausa.
 

Quella di Anna è un’altra storia del sud, di un’Italia vera e viva, giovane ma che non dimentica il passato. Questa Italia è ancora troppo poco nota al mondo. Ed il merito di avermi fatto incontrare questa impreditrice della moda è di una sua amica: Marisa Falcone che le fa da manager nel territorio americano. “E’ una stilista di nicchia – mi aveva anticipato - una lavoratrice pazzesca, ho deciso di darle una mano e sto pensando di farlo anche per altre persone come lei. Ne abbiamo bisogno”.
 

Tra un sorso di caffè e consigli alle clienti che si provano gli abiti, Anna mi racconta la sua storia. Nasce e cresce nel Molise in una famiglia benestante. Dopo il liceo decide di studiare giurisprudenza: vuole diventare un giudice incorruttibile. Questo nonostante lo sconcerto del padre che la vede prima di tutto artista. E’ dopo la laurea, e la prima esperienza in tribunale, che Anna capisce di aver sbagliato percorso. Prova un senso di oppressione: deve cambiare. Aveva ragione il papà.
 

Così decide di produrre comicette, una sua passione dall’infanzia. Aiutata dalle amiche comincia una nuova attività. Apre il suo primo showroom nel molisano. Da qui inizia la sua ascesa: fiere di settore, Roma, Milano, il resto dell’Italia. Questo grazie anche a diverse sinergie che beneficiano anche del suo carattere solare.

“Larino è un posto fantastico, tutto è piccolo, raggiungibile. Le sartorie sono vicine e le persone sono tutte speciali. Hanno creduto in me. Ci mettono tutto il loro cuore. Senza di loro non avrei potuto far niente. Ma è successo lo stesso a Milano, dove vendo gli abiti a via Monteleone…”
 

Nel racconto di Anna i colori ed i particolari di un Sud laborioso. Certo le difficoltà di una piccola impreditrice, ma al tempo stesso la testardaggine ed il desiderio di farcela. Punta sulla qualità, il territorio di provenienza con tagli sartoriali, tessuti puri, colori veri, suggestioni. Poi, ma è importantissimo, ha una squadra di donne, tutte molisane.
 

La ricerca dei dettagli e di raffinati accostamenti, originali, fuori da trend passeggeri, vitalità, anche un pò di ironia, queste sono alcune delle caratteristiche dei suoi vestiti. E poi stoffe morbide, preziose e ricercate. In ogni centimetro traspare tutta l’allegria della sua creazione.

E’ una stilista autodidatta. “Non ho mai disegnato un bozzetto, un solo capo, stando seduta ad una scrivania. L'ispirazione mi viene sempre all'improvviso, magari durante un viaggio, in un bar o in aereo. Capita che faccio schizzi ovunque, anche su tovaglioni di carta. Seguo i miei sentimenti e si può notare, dalle prime collezioni ad oggi, un vero cammino. Sono le gioie, ma anche le sofferenze, le mie nuove esperienze che mi hanno fatto crescere.”
 

E’ una donna che conosce le altre donne. Lo vedo da come tratta con le clienti newyorkesi. Le consiglia, ma senza essere invadente, adatta i suoi abiti al loro corpo. I suoi capi vanno indossati senza annullare la personalità con inutili eccessi o forzature estetiche. Sono tutti portabilissimi.  Sono lì appesi negli stand e la sensazione è che siano in attesa di prendere e dare un’anima a chi li indossi.
 

“Voglio che il prodotto parli da solo, la sua vitalità deve venire fuori senza di me, basta aprirlo” mi dice Anna. Ed ecco dalla sua voce la conferma di un’intenzione che avevo intuito, che rende veramente unici ed intramontabili le sue creazioni.
 

“Cerco di disegnare capi estremamente vestibili. Certo per me sono fondamentali i particolari, ma il capo deve prendere la forma, la storia di chi lo indossa. E’ importante che ognuno lo interpreti come preferisce. Deve poterlo indossare anche tra uno due tre anni. Le mie clienti vestono ancora abiti di diverse collezioni fa e lo fanno in occasioni importanti”.  "Se poi c’è da fare un accorgimento ad un abito – aggiunge Anna - non credo sia un offesa per me. Chiudere una scollatura, allungarlo. E’ fantastico. Io mi adatto”.  C’è nelle sue parole  anche l'aspirazione percezione a creare un valore che superi il consumismo, legata maga al ricordo – che molti anziani hanno - di un’Italia meno ricca, ma forse più sana di oggi. Un vestito rimaneva, si usava nel tempo e si passava anche tra familiari.

Ed ecco il racconto di una sua giornata di lavoro a Larino, quando non è in giro per l’Italia: “Mi sveglio, vado a bermi un caffè nel mio bar preferito, arrivo in ufficio e faccio di tutto. Seguo soprattutto la produzione, sui miei immancabili tacchi 12 cm, carico rotoloni di stoffa nella Fiat 500 con il topolino sull’antenna. Vado nelle sartorie. Li incoraggio, motivo, condivido le scelte con i miei collaboratori”.
 

La stilista molisana, oggi punta a far conoscere il suo lavoro negli Stati Uniti. Lo fa a piccoli passi, ma i suoi vestiti cominiciano già con l’essere indossati da diverse donne newyorkesi. E’ dal 2009 che li porta a New York ed le clienti crescono sempre di più.
 

Il passa parola funziona. “Sono molto contenta, l’obiettivo è quello di costrure un marchio affidabile e serio. Percorro la strada. Sono consapevole che il mio è un prodotto di nicchia e voglio seguirlo con le mie forze”. “Qui non ci sono filtri, ti giudicano senza pregiudizi. Valutano il prodotto. Ieri un rappresentante di un negozio ha aperto un mio cappotto e ha detto: Bless You! “
 

A settembre parteciperà a delle fiere americane e porterà di nuovo i capi invernali. E New York aspetta questa giovane stilista imprenditrice che, con i piedi saldamente per terra, diffonde le sue creazioni uniche e senza tempo. Piccole opere di genialità, tesori tutti italiani.

Website di Anna Sammarone >>>

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