header i-Italy

Americana Tour 2014: Zucchero si racconta alla NYU

Maria Giovanna Pagnotta (March 05, 2014)
Zucchero Fornaciari si racconta con la simpatia e la spontaneità che lo contraddistinguono in un incontro con il direttore del Network i-Italy, Letizia Airos, e con Stefano Albertini direttore della casa Italiana Zerilli-Marimò dove si è svolto l’incontro

“L’Emilia è il luogo dove sono cresciuto, è ciò che mi ispira a scrivere le mie canzoni. La cultura è quella contadina, quella delle fattorie. Ed è proprio su una fattoria che io sono cresciuto”.

Zucchero, artista di fama internazionale ci parla così della sua terra e ci racconta che nonostante abbia inciso la maggior parte dei suoi cd negli Stati Uniti, non si potrebbe immaginare in nessun’altro luogo all’infuori della sua Emilia.

La sua passione per la musica nasce da bambino, quando prima di andare a scuola correva nella parrocchia del suo paesino a imparare a suonare l’organo e la Domenica mattina, per ripagare Don Tagliatella, il parroco che gli insegnava a suonare, faceva il chierichetto a Messa. Le campane della Chiesa e l’organo sono stati i primi strumenti che Zucchero impara a suonare .
L’Emilia e ancor più Roncocesi, il piccolo villaggio dove il cantante è nato, sono sempre stati oggetto di grande ispirazione per i suoi progetti.  Delle  sue radici Zucchero ne parla nelle canzoni e nel libro “Il suono della domenica - Il romanzo della mia vita” uscito nelle librerie nel 2010 dove, nelle prime pagine n cui ci racconta la sua vita,  sembra quasi di leggere la trama di Don Camillo e l’onorevole Peppone. Da una parte Don Tagliatella e dall’atro Guerra, lo zio di Zucchero con il pallino per il comunismo.

Zucchero ci racconta con molta ironia del rapporto di amore-odio tra questi  due personaggi, in lotta dal lunedì al sabato e insieme la domenica per il pranzo domenicale. “E’ proprio per questo che ho chiamato il mio libro il suono della domenica.  Come persone in realtà si volevano bene ma avevano un differente modo di vedere le cose”.

Ripercorrendo la sua infanzia Zucchero ci parla di Diamante, la nonna alla quale il cantante dedica l’omonima canzone scritta da Francesco De Gregori contenuta all’interno dell’album Oro, incenso e birra che è stato per lungo tempo l’album più venduto nella storia della musica leggera italiana nel mondo.

“Sono sempre stato più musicista che scrittore e avevo paura che non sarei stato in grado di scrivere una canzone abbastanza poetica e profonda su mia nonna. Decisi quindi di chiamare uno dei musicisti-poeti che amo di più”.

Zucchero arriva in America per la prima volta nel 1984 dove a San Francisco il produttore napoletano Corrado Rustici lo aiuta a pubblicare il suo primo album “Zucchero and the Jackson Band” contenente “Donne”.  

Con questa canzone parteciperà al festival di Sanremo, trampolino di lancio della sua carriera nonostante si classificò ultimo. Il giorno dopo il festival “donne” veniva suonata su tutti i canali radio italiani.

L’America è una terra che Zucchero ama da sempre.  Ed è proprio in America che il cantante ha deciso di intraprendere il suo nuovo tour. Zucchero attraverserà  tutto il paese a bordo di un camper insieme alla sua crew .

“Uno sleeping bus” scherza con Letizia Airos in un’esclusiva intervista diretta dalla redattrice in onda ad aprile su Channel 25,  “e io dormirò in una stanza insieme ai miei colleghi, un po’ come si faceva negli anni settanta”.           
                                                                  
Cosa si porterebbe con se Zucchero in giro per i suoi tour mondiali? “Salame, prosciutto, formaggio, olio d’oliva  e vino, ma non posso” scherza il cantante “in questo era molto bravo Luciano Pavarotti, arrivava in America sempre con borse piene di cibo italiano”.

L’amicizia profonda che ha legato i due artisti per quasi 15 inizia quando Zucchero convince Pavarotti a cantare con lui “Miserere” . “Ero molto depresso in quel periodo, il mio matrimonio era ormai finito, per stare meglio ascoltavo Puccini e leggevo Bukowski. Una mattina mi sono svegliato e in dieci minuti ho scritto questa canzone. Ma c’era una parte gospel  e dissi alla mia casa discografica che quella canzone avrebbe avuto senso solo se fatta con Pavarotti.” 

Zucchero vola quindi a Pesaro per pranzare con il grande maestro che dopo aver ascoltato la canzone accetta di collaborare. Dall’intuizione che pop e lirica avrebbero potuto funzionare insieme nel 92’nasce il progetto “Pavarotti and Friends” che andrà avanti per dodici anni e al quale parteciperanno artisti di grande calibro come Bono, grande amico di Zucchero, Henry Clapton, Elton John,  Stevie Wonder e molti altri ancora.  Progetto molto importante anche a livello umanitario e con il quale gli autori riuscirono finanziare molte attività a scopo benefico per aiutare i bambini nel mondo.

“Che ho imparato da Pavarotti? Lui è sempre stato una persona umile e genuina. Giocava a carte con gli amici di vecchia data, cucinava spaghetti, ma nello stesso tempo era un artista di fama mondiale, tutto questo senza mai perdere la sua genuinità e semplicità. Anche Bono è così e queste sono caratteristiche che apprezzo molto nelle persone”.

Americana Tour 2014” si aprirà in Canada a Toronto il 13 Marzo 2014 e proseguirà toccando circa cinquanta città americane. Il 23 Aprile sarà  la volta di New York, dove al Madison Square Garden Zucchero sarà accompagnato da alcuni dei più grandi cantanti italiani, tra i tanti Jovanotti, Fiorella Mannoia e Elisa.

Comments

i-Italy

Facebook

Google+

Select one to show comments and join the conversation