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Una storia italiana. Fare l’attrice nella città dei sogni

Iuri Moscardi (September 20, 2018)
Da Torino a New York, passando per Genova, Francesca Ravera continua a seguire la sua passione per la recitazione

Al cuor non si comanda: questo, tra i modi di dire che noi italiani amiamo ripetere, è sicuramente uno dei più utilizzati e conosciuti. Perché una passione, quando è forte e sincera, è anche incontrollabile, e ci spinge a rincorrerla sempre. Lo sa bene anche Francesca Ravera, che per seguire la sua passione per la recitazione si è addirittura trasferita dall’Italia agli Stati Uniti seguendo un percorso che ha stravolto radicalmente la sua vita.

Francesca, che ha appena recitato nel ruolo della protagonista Lainie in “Two Rooms” di Lee Blessing all’Access Theater, confessa infatti in questa intervista che, «sebbene sia cresciuta con la passione per la recitazione, non l’ho assecondata da subito. Sono nata a Pino Torinese e, terminato il liceo a Torino, mi sono trasferita a Genova dove ho studiato odontoiatria. Fortunatamente ho capito che non dovevo rinunciare ai miei sogni, così, mi sono trasferita a New York dove ho studiato al Lee Strasberg Theater and Film Institute».

Molte ragioni l’hanno spinta a cercare di trasformare la sua passione in una carriera professionale nella Grande Mela: tra queste, innanzitutto l’interesse di Francesca per la cultura americana. Invece, «di New York ho sempre amato la fervida vita artistica e il multiculturalismo, nonché un’offerta culturale così vasta che posso scoprire e entrare in una nuova galleria o mostra in ogni ritaglio di tempo libero». Per un’aspirante attrice come lei, «essere quotidianamente a contatto con tanti e differenti artisti è fonte di ispirazione incredibile.

Allo stesso modo, la possibilità di conoscere e lavorare con persone provenienti da ogni parte del mondo e con background estremamente differenti mi arricchisce giorno dopo giorno, sia umanamente che professionalmente». Naturalmente, non si è certo trattato di una passeggiata, come ammette: «Volevo fare parte di questa realtà ed è stata una grande sfida per me, ma ho messo da parte le paure, le insicurezze, e sono partita. New York è una città difficile, a volte anche dura, ma se credi in quello che puoi dare, e lo doni con entusiasmo e impegno, i risultati arrivano».

Studiare al Lee Strasberg Institute è stato fondamentale per lei perché «il lavoro dell’attore è incredibilmente vasto e si compone di numerosissimi aspetti: creatività ovviamente, ma anche una grande empatia, capacità di concentrazione e immedesimazione perché sul set come sul palco viviamo “realmente”, istante per istante, circostanze immaginarie. A tutto ciò va aggiunto l’ascolto di se stessi, degli altri attori e delle richieste del registica, oltre a intuito, apertura, disponibilità a rendersi vulnerabili, e molto altro ancora». Inoltre, poiché «l’unico strumento di cui l’attore si avvale è se stesso, si tratta di un lavoro che non è mai completo ma in continua evoluzione, proprio come la persona».

Più che apprendere uno specifico metodo recitativo, la scuola le è servita per capire che per recitare «è importante allenare regolarmente sia il corpo sia la mente. Infatti, indipendentemente dal ruolo o progetto su cui sto lavorando, mi piace iniziare la giornata con un’ora di meditazione. Inoltre, ho imparato che una qualità fondamentale per un attore è quella di adattarsi ai differenti modi di lavorare dei registi: bisogna naturalmente essere creativi, ma allo stesso tempo integrare nella propria creatività il lavoro del regista e ovviamente dell’autore».

Quello che all’inizio era per Francesca solo un sogno sta rapidamente prendendo forma: oltre che in “Two Rooms”, a New York ha anche recitato – a fine giugno – in “Taxi Tales” di Leonard Melfi. Per quanto riguarda il cinema, invece, ha avuto la parte di Scilla nel film “Ulysses: A Dark Odissey” di Federico Alotto e quella della protagonista nel cortometraggio “Claire”, presentato all’ultimo Festival di Cennes. Per questo non può che giudicare positivamente la sua scelta di trasferirsi negli USA: «Seguire il mio sogno e trasferirmi a New York è stata la scelta migliore della mia vita. Penso infatti che ognuno debba seguire la proprio strada perché non ne esiste una sola valida per tutti né una migliore in assoluto».

Perciò, non solo a chi vuole fare l’attore ma a chi vuole fare qualsiasi altro lavoro, Francesca consiglia «di ascoltare il proprio istinto e non farsi frenare dalla paura. Sono convinta che ognuno di noi abbia la potenzialità di realizzare i propri sogni, e per farlo è necessario procedere con impegno, costanza e disciplina».

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