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Articles by: Eleonora Magnanelli

  • L'inaugurazione della mostra
    Arte e Cultura

    Quando una foto ti svela l'anima di New York

    Quanti grandi fotografi hanno immortalato New York City nella loro vita, creando quelle immagini iconiche che vivono nelle mente di tutti noi?

    Scatti che  ci hanno raccontanto storie di ricchezza e povertà e scene di vita quotidiana. Inquadrature che possiamo ritrovare poi, ogni giorno,  camminando tra le strade di New York.

    La fotografia di strada è anche la grande passione del fotografo trentatreenne originario dell’Argentina, Gino Alejandro, che fino al primo d’aprile mostra al Piccolo Cafe (tra 274W e la 40esima strada) di New York,  otto dei suoi scatti - in bianco e nero - che sintetizzano la sua personalissima interpretazione di New York. 

    E così introduce alla sua anima di questa città, i suoi volti, i suoi personaggi e la gente comune. In un gioco di luci ed ombre unico e suggestivo. 

    L’artista

    Gino Alejandro arriva a New York per studiare fotografia all’Istituto di Fotografia di New York e per realizzare il suo sogno: cogliere con le sue foto l’anima e la magia di una delle città capitali del mondo, sotto una prospettiva unica e personale. 

    Il bianco e nero gli permette di cogliere in un modo unico i giochi di luce e ombre, penetrando il soggetto e fermandolo in un attimo che sembra sospeso nel vuoto. Nei suoi scatti predilige immortalare gli angoli dei grattacieli e del Parco, ma anche i momenti di vita quotidiana di sconosciuti che incontra mentre cammina per strada. 

    Alejandro fa inoltre parte di un progetto chiamato @rollingthecities, in collaborazione con altri due fotografi, con i quali cercano di cogliere con i loro scatti, l’essenza di Barcellona e Buenos Aires. 

    Valeria Orani, organizzatrice della mostra e fondatrice di Umanism NY (un'organizzazione di  servizi e strategie per la  promozione del talento Italiano contemporaneo), è rimasta subito affascinata dal progetto. Ci ha creduto e messoi tutta la sua passione: "Quando il Piccolo Cafè mi ha coinvolto nella mostra Rolling NYC di Gino Alejandro ho accettato immediatamente con grande entusiasmo perchè ho capito lo spirito che ha mosso la realizzazione di questa esposizione fotografica. Non si tratta di un episodio isolato,  ma e' un tassello di un disegno più ampio e mosso da un nobile spirito di mecenatismo, proprio dell'attività del Piccolo Cafe e dei fondatori di Michele, Alberto e Gianluca, che coniugano il business con uno sguardo attento alla produzione artistica e al talento".

    La mostra e il premio "Goose Bumps Makers: The Best Storytellers".

    Questa non è la prima volta che al Piccolo Cafe viene dato spazio alle fotografie. Specie quelle di strada, quelle più vere, quelle stampate su carta fotografica. Cosa che si è sempre più persa negli ulitmi anni. 

    La prima ad esporre era stata, ci racconta il proprietario Michele Casadei Masseri, l'appassionata fotografia l'italiana, Ilaria Cerruti: "Ho visto le foto di Ilaria su Twitter, senza nemmeno vederla mai di persona, e le ho chiesto se aveva voglia di esporre le sue foto (stampate senza nessun costo, da noi) al Piccolo Cafe. Lei è stata la prima, ma sicuramente non sarà l'ultima. Questo è il nostro personale modo di fare mecenatismo. Di aiutare i giovani talenti a farsi conoscere". 

    Dopo Ilaria e Gino, il Piccolo Cafe ospiterà altri quattro artisti sul proprio muro della quarantesima strada. Sempre artisti giovani, sempre pronti a fotografare un nuovo angolo di New York. 

    Gli artisti selezionati parteciperanno tutti al Premio Fabrizio Alessandrini, in memoria di un appasisonato fotografo amatoriale prematuramente deceduto nel 2002. Il premio? Il Premio Tiramisù (Pick me Up), che consiste in una vecchia macchina fotografica vintage, precedentemente immersa in un barattolo di vernice glossy. Non un vero e proprio premio, ma un tributo alla passione, alla voglia di provarci ed emergere. 

    " L’iniziativa è rivolta ai fotografi non professionisti - commenta Simone Alessandrini, figlio di Fabrizio Alessandrini e Creative Curator del progetto - e vuole portare alla ribalta immagini che raccontino una storia, che siano in grado di comunicare attraverso un’arte muta suscitando nell’osservatore quella “pelle d’oca” (goose bumps) citata nel titolo». 

     

    Il piccolo cafe

    “Il Piccolo cafe” di New York è un brand di caffetterie, catering e un ristorante, aperto nel 2010 da Michele, Alberto e Gianluca

    Lo scopo del progetto è quello di offrire un’autentica cucina italiana in un ambiente informale e curato in tre diverse location di Manhattan.

    Nei tre locali ogni giorno si possono bere caffè espressi, vero cibo italiano importato, con opzioni anche vegane, senza glutine e vegetariane. Il mantra del Piccolo caffè è: meno è meglio, più semplice è più buono è. 

     

  • The signing of the Treaties. Rome 1957
    Facts & Stories

    "Us, Identity, and Memory." The World Celebrates the 60th Anniversary of the Treaties of Rome

    March 25, 1057 - March 25, 2017. Happy Birthday Europe! The Treaties of Rome have just turned 60 years old. It’s a bittersweet occasion on account of the recent international developments that have been made in the old continent such as Brexit and the constant emergence of new anti-European political parties and movements.

    The current problems, however, did prevent the celebrations that took place in Italy, in Europe, and even in the United States where the current Minister of Foreign Affairs, Angelino Alfano, was also in attendance. 

    The Treaties of Rome

    The Treaties of Rome were signed in the Italian capital on March 25, 1957 by six countries: Italy, France, West Germany, Belgium, Netherlands and Luxembourg. With these treaties, the European Economic Community (EEC) and the European Atomic Energy Community (EURATOM) were established. The six powers with this Treaties decided to join forces even more and share not only the coal and steel market (as they did in 1951 when they formed CECA), but atomic energy and their own economic policies as well.

    That was the moment when “Little Europe” was born in Rome and along with it came a bigger project of a common market which united their customs and abolished tariffs between the countries of the Community and instituted a common agricultural policy. The ceremony was held at the Capitol building's Hall of the Orazi and Curiazi in the Apartment of the Conservators. This Saturday, March 25th, the current heads of state of the signatory countries met there again.

    The Celebrations in Rome

    In preparation of this very special event, the President of the Italian Republic, Sergio Mattarella, spoke in the House Chamber in front of all the Italian deputies and senators on March 23rd. In his speech, the President highlighted the historic significance of the treaties, and emphasized that the men who signed them granted Europe six decades of peace.

    “The fathers of Europe who gave rise to the treaties were not visionaries, but rather politicians who were aware of all the challenges and risks they were facing and had the ability to face them. They were men with the courage to turn the weaknesses and anxieties of their peoples into strengths. By combining the capabilities of each country they aimed at creating a large, open society in which freedom, democracy and cohesion were mutually guaranteed."

    President Mattarella did not neglect the difficut time Europe is going through today: "The issues that the European Union is called to face—the financial crisis, the problem of migration, and the terrorist offensive—strongly suggest the need to relaunch the challenge for a reform of the Treatie," he said.

    The Celebrations in Italy

    Countless events celebrating the signing of the treaties took place in various locations in Italy. In Rome, at the Baths of Diocletian, an exhibition entitled “The Italy in Europe - The Europe in Italy” showcased videos and photographs as well as a special app that allows visitors to have a better understanding of the dates and the events that marked the process of European integration. 

    The most important event was definitely the one that took place in on Saturday, March 25th, when the heads of state and the European Union government gathered to celebrate the anniversary while reflecting on the current state of the European Union and the future of the integration process. After the meeting, a brand new shared “declaration” was signed in which a vision for the years to come for the Union is presented.

    The Events in the United States

    Representing Italy in the United States on occasion of the anniversary was the Minister of Foreign Affairs, Angelino Alfano. 

    The Minister—who arrived in New York to attend the “Change the World Model United Nations 2017” event at the UN Headquarters—then moved to the American capital to take part in the great classical music concert organized by the Italian Embassy. The concert, entitled “In Dreams Awake” and directed by maestro Gabriele Ciampi, included various original symphonies composed by Ciampi himself specifically for the anniversary. “The Ode to Joy" from Beethoven's Ninth Symphony, the official anthem of the European Union, was not to be missed either.

    During his speech, Minister Alfano commented on the meaning of this commemoration: “Now it's a difficult time for Europe. There are many misunderstandings and divisions about the economy and how we should go about resolving the migration crisis for instance. But at the same time, I see that many people desire a united future."

    "The words chosen to celebrate this day are ‘us, identity, and memory',” Mr. Alfano recalled. “I think these words beautifully express the idea of unity through the memory of our past. We must not forget the difficult path that has been taken in order to create this Union. Only thus can we hope to have a Europe that respects diversity, supports democracy, and human rights in the future.”

    For more on the celebrations in Washington, DC, see the report from Anna Lawton >>

  • Gourmet

    Arriva il Tiramisù Day. Le ventiquattro ore più dolci dell'anno!

    Preparate cucchiaini e tovaglioli. Mettetevi a tavola e pronti a festeggiare…quest’anno il 21 marzo non sarà più solo il primo giorno di primavera ma anche il Tiramisù Day. 

    Dopo il National Peanut Butter Day, che si festeggia negli Stati Uniti il 24 gennaio e il Nutella World Day che cade il 5 febbraio fin dal 2007, è arrivato anche il giorno dedicato ad uno dei dessert più conosciuti e amati d’Italia: il tiramisù! 

    Il tiramisù, tipico dessert a cucchiaio amato da grandi e piccini, si compone di ingredienti semplici: savoiardi (tipici biscotti friabili del nord Italia), caffè liquido in cui vengono immersi i biscotti, e ovviamente crema. Fatta con mascarpone, uova e zucchero. Guarnendo il tutto con una spolverata di cacao. 

    Sulle origini del dolce però resta un velo di mistero. Esso infatti non appare sui libri di ricette fino agli anni 60', e comunque non nella ricetta classica che conosciamo adesso. La sua prima declinazione deriva da una tradizione popolare delle famiglie contadine di Treviso di dare ai malati ed ai più piccoli lo “sbatudiun”, un composto di tuorlo d'uovo sbattuto con lo zucchero, a cui venne semplicemente aggiunto poi del mascarpone.

    Quel che è certo è che stato proposto per la prima volta nel ristorante trevigiano “Alle Beccherie” dal pasticciere Robero Linguanotto, detto Loli. Un cuoco pasticciere che per molto tempo aveva lavorato in Germania. Patria di un altro apprezzatissimo dolce a cucchiaino: la Bavarese. Un budino, che prende il nome appunto dalla regione tedesca della Bavaria. Ma già prima, tra il 1940 e il 1950 a Pieris, vicino a Trieste, qualcosa di simile era già stato creato dal cuoco Mario Cosolo, era un dolce al cucchiaio battezzato “Coppa Vetturino Tirimesù”. 

    Chi è quindi il primo "padre" del dessert non si può sapere con precisione. L'unica cosa che è certa è che ci sono tantissime declinazioni per preparare il tiramisù: c’è chi aggiunge il liquore (solitamente il Marsala) e il cioccolato, chi lo prepara con il pan di Spagna, con i pavesini, le fragole, il gelato, lo yogurt o anche il limoncello.

    L’idea del Tiramisù Day

    L’ideatori del Tiramisù Day sono due scrittori e coniugi italiani, Clara e Gigi Padovani, che di cibo se ne intendono e a cui hanno dedicato decine di libri. Pubblicati in Francia, Germania, Olanda, Turchia e Russia. L’ultimo libro che hanno scritto insieme si intitola Tiramisù – Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato, pubblicato da Giunti. Un vero e proprio libro-reportage che da una parte ricostruisce le origini storiche e geografiche del dolce tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, e dall’altra dedica ampio spazio alle ricette e alla preparazione del dolce. Diciassette sono le preparazioni originali redatte con la collaborazione di cuochi di varie nazionalità. Ventitré invece le interpretazioni personali firmate da grandi chef italiani e stranieri, come Lidia Bastianich, Albert Adrià, Josean Alija, e Martin Benn. 

    A completare il tutto ci pensa un racconto inedito della scrittrice italiana naturalizzata britannica, Simonetta Agnello Hornby. Autrice del best-seller La Mennulara. 

    La festa e gli appuntamenti 

    Il Tiramisù Day è possibile grazie alla collaborazione di Clara e Gigi Padovani con il marchio italiano di negozi Eataly. Brand da anni portabandiera dell’italianità all’estero, che ha deciso di credere nel progetto dopo il grande successo ricevuto dal libro scritto da i due cuochi-scrittori.  

    La festa si celebrerà in diversi momenti e diversi giorni. Per i golosi di New York l’appuntamento è il 19 marzo (dalle ore 13.00), al nuovo store di Eataly Downtown, alla presenza di Gigi Padovani, autore del libro Tiramisù. Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato e la rinomata food historian e scrittrice Francine Segan. Per i golosi italiani invece l’appuntamento è per martedì 21 marzo (dalle 18.00) a Triste. Con uno showcooking di Clara Padovani (co-autrice del libro) e Vincenzo Vitola (Executive Chef di Eataly Trieste) che proporrà la “Coppa Trieste”. Con loro sarà presente anche il creativo chef sloveno Tomaž Kavčič del ristorante Pri Lojzetu di Zemono (Vipava) che preparerà il suo “Boramisù”.

    Il 23 marzo inoltre in tutti gli store Eataly del mondo sarà possibile assaggiare il tiramisù nella “Coppa Trieste”, creata apposta per l’occasione. In tutta Italia inizierà invece un #tiramisutour con chef stellati che ne presenteranno la loro interpretazione da Milano a Roma fino a Torino.

    Preparare il dolce a casa

    Non c’è modo migliore però di apprezzare un dolce se non farlo con le proprie mani. Per questo motivo gli autori del libro  hanno deciso di aiutare i lettori mettendo a disposizione sul sito mytiramisu.it trentadue video-ricette, con le preparazioni step-by-step del dessert. 

     

     

     

     

     

  • Fatti e Storie

    Trump questa volta non c’entra! Il vero motivo del rimpatrio dei 'Soviet Soviet'

    Entrare negli Stati Uniti non è - soprattutto dopo l'attentato alle Torri Gemelle -  un processo facile per uno straniero che non è un semplice turista. E si sa, con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, si prospettano tempi ancora più difficili. L’ordine esecutivo sull’immigrazione firmato la settimana scorsa non promette bene.

    Ma entrare negli Usa certo non è impossibile, se si è in regola e si seguono le procedure giuste. Purtroppo non è andata così per Alessandro Costantini, Alessandro Ferri, Andrea Giometti, i tre componenti della band pesarese Soviet Soviet. Arrivati negli Stati Uniti, per un tour promozionale americano ed invitati ad un festival in Texas, sono stati respinti alla frontiera e rimpatriati in Italia dopo aver trascorso una notte in reclusione.

    La vicenda

    Arrivati a Seattle mercoledì 8 marzo con un ESTA, il permesso temporaneo di visita negli Stati Uniti con durata di 90 giorni, i tre componenti della band italiana non sono infatti riusciti a passare i controlli della Customs & Border Protection. Dopo 4 ore di colloquio in aeroporto le autorità di frontiera hanno deciso di rimpatriarli in poche ore. Il motivo addotto: non hanno i requisiti appropriati per entrare in territorio statunitense.

    La band ha comunicato l’accaduto il venerdì sulla propria pagina di Facebook: “Siamo atterrati a Seattle il pomeriggio dell’8 marzo. Ci siamo presentati ai controlli passaporti muniti dell’Esta, della lettera della nostre etichetta americana (con la quale il proprietario della label dichiarava che avremmo avuto una serie di concerti solo a scopo promozionale e non percependo pagamento) e l’invito scritto del SxSw di Austin. (…) Siamo stati tutti richiamati e sottoposti a tre interrogatori divisi in tre piccole stanze dell’ufficio. Abbiamo fatto in modo che gli agenti parlassero direttamente anche con il proprietario dell’etichetta americana senza ottenere alcun successo. Dopo quasi quattro ore di domande ci hanno letto il verdetto: avevano deciso di rimandarci in Italia e di negarci l’entrata negli Stati Uniti. Ci hanno dichiarato immigrati clandestini anche se la nostra intenzione non era quella di trovare lavoro sul suolo americano né tantomeno quello di non tornare in Italia. (…)”

    Quello che ha stupito di più i componenti della band Soviet Soviet sarebbe stato il fatto che a loro era stato assicurato di poter usare l’ESTA, in quanto non avrebbero percepito nessun compenso. Secondo gli stessi però il motivo scatenante del diniego d’ingresso sarebbe stato il fatto che in due luoghi, in cui avrebbero dovuto suonare, il concerto era a pagamento.

    Si legge infatti sempre nel messaggio di Facebook:

    Siamo partiti con tutti i documenti del caso, i passaporti e le varie dichiarazioni con le quali chiarivamo che il nostro tour era solo per promozione e non per guadagno. Sapevamo che se avessimo percepito un compenso avremmo dovuto fare il visto lavorativo. Non era questo il caso e le fonti che avevamo consultato ci avevano tranquillizzato al riguardo. Non avevamo nessun fee concordato e il concerto alla radio KEXP non era di certo a pagamento. Il punto è che gli agenti controllori, facendo un rapido check dei concerti, si erano accorti che l’entrata a due di essi era a pagamento e questo fatto bastava per obbligarci a presentarci con i visti da lavoratori invece che con gli Esta.

    Abbiamo accettato questa decisione, anche se abbiamo provato in tutti i modi a spiegare che la situazione economica concordata era diversa, ma non c’è stato modo di convincerli. Da quel momento siamo diventati tre immigrati clandestini e siamo stati trattati come criminali.”

    Il parere dell’esperta: alle band e gli artisti il permesso ESTA non va mai consigliato

    Abbiamo cercato di capire meglio come stanno le cose da un punto di vista legale. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Annalisa Liuzzo, dello studio legale Liuzzo & Associati, attiva nel campo dell’immigrazione da più di venti anni.

    Annalisa Liuzzo ha lavorato su moltissimi casi simili e al rilascio del visto di diversi musicisti italiani noti al grande pubblico.

    “Non so abbastanza sul caso per dire se effettivamente il fatto che alcuni posti chiedevano dei pagamenti ai partecipanti dei concerti è stato il motivo scatenante del rimpatrio - ci ha detto - Potrebbe essere. Ma potrebbe anche essere stato qualcosa che hanno detto durante il colloquio. Il tempo che hanno passato prima di questo viaggio negli Stati Uniti o un qualsiasi sospetto di collaborazione passata o futura sul suolo americano. Ho lavorato con tantissimi artisti e dico sempre di prendere assolutamente un Visto. Di non entrare mai con un ESTA. Lo richiede la normativa vigente. Il più adatto in questo caso sarebbe il visto di tipo P.”

    Non è una vicenda legata a Trump

    In tutti i casi l’avvocato tiene a sottolineare che “questo non è un problema legato a Trump e alle sue nuove direttive, come alcuni sostengono. E’ una cosa che succede da sempre, e non cambia con le amministrazioni. Bisogna sempre fare attenzione e avere il visto giusto. Occorre sempre rivolgersi a chi fa questo di lavoro da molto tempo”.

    Alla stregua di tre criminali

    Oltre all’espulsione però, il trio pesarese su Facebook ha tenuto a sottolineare il “brutale” modo in cui sono stati trattati.

    Sul comunicato si legge: “Abbiamo accettato la decisione ormai presa, ci hanno preso le impronte digitali e fatto le foto per il fascicolo. Ci hanno sequestrato il cellulare e non ci hanno dato la possibilità di avvisare parenti e familiari. Verso le 22.30 si sono presentati due ufficiali carcerari che ci hanno perquisito, ammanettato e portato in carcere tramite camionetta. Abbiamo passato la notte in cella scortati come alla stregua di tre criminali. Il giorno seguente, dopo aver sbrigato la procedura del carcere (foto, dichiarazione di buona salute e firme), altri due agenti ci sono venuti a prelevare. Perquisizione, manette e camionetta. Ci hanno portato all’ufficio controlli del giorno precedente dove abbiamo atteso il nostro volo di ritorno che era verso le 13.00 ora locale. Solo in prossimità della partenza ci sono stati ridati i cellulari e le borse e siamo stati scortati fino all’entrata dell’aereo. Siamo stati sollevati di esser ripartiti e di esserci allontanati da quella situazione violenta, stressante ed umiliante.”

    La risposta dell’Homeland Security 

    A tal proposito ha rispondere è stata direttamente l’Homeland Security americana, interpellata dalla radio di Seattle KEXP (con la quale la band aveva un’intervista già concordata), spiegando come queste procedure facciano parte della legge federale dello stato e non sia stato fatto niente di diverso dalla normale amministrazione: “Quando un viaggiatore è dichiarato inammissibile, gli uomini della CBP (Customs & Border Protection, ovvero i corrispondenti americani degli agenti di frontiera) cercando tutti i modi possibili di far rientrare i viaggiatori nel loro paese di residenza il più presto possibile. Purtroppo noi non abbiamo un posto dove portare le persone in caso fosse necessario trattenerli per una notte.

    E’ quindi la procedura standard di trattenerli e usare tutte le misure detentive del caso nel tragitto dall’aeroporto al luogo in cui passeranno la notte. Tutto questo in maniera sicura, umana e professionale. In nessun momento qualsiasi misura restrittiva viene usata in maniera puntava o che possa far male a nessuno”.

    Una normale amministrazione? I componenti del gruppo non l'hanno trovata normale. Descrivendo l'accaduto come  "una situazione violenta, stressante ed umiliante.”

     

  • Il Minotauro di Barberis
    Arte e Cultura

    Il Mito del Minotauro & Maurizio Barberis

     “THE PHILOSOPHER'S NIGHT, a proposito del Minotauro”. Trenta foto che non sono semplici immagini di un momento, ma vere e proprie opere d’arte. Diversi scatti  si sovrappongono uno sull’altro creando una sequenza temporale all’interno di ogni opera. Parliamo della mostra newyorkese del fotografo e architetto milanese Maurizio Barberis, curata da Patrizia Catalano e Mariangela Tessa. 

    Presentata presso il Consolato Generale d’Italia a New York, mercoledì 8 marzo, la rassegna si articola in tre serie di fotografie che insieme costruiscono una singola storia dedicata alla misteriosa figura del Minotauro, che dalle spiagge di Creta diffonde l’idea del labirinto in tutto il mondo. Un mito ancora vivo per la cultura moderna e contemporanea.

    Le immagini sono poi divise in tre sottocategorie che seguono un processo alchemico-psicologico, come sottolineato dallo stesso  Barberis, e sono: “La notte”, “Sotto un sole rosso” ed “Epifania”. Una sorta di viaggio personale dell'autore dentro se stesso e nell labirinto del minotauro.

    “La notte dei filosofi - commenta l’artista Barberis - è un tributo alla tradizione dell'alchimia, sviluppata durante il Rinascimento dalla filosofia ermetica italiana. E’ la cupa notte che guida il percorso della conoscenza verso un’evoluzione spirituale. L’esibizione infatti inizia da un’immagine del giardino di Bomarzo vicino Roma, dove c’è l’inscrizione ‘From every dark thought’ (Da ogni oscuro pensiero) e si conclude nel campo di San Giovanni Evangelista a Venezia, che è poi l’autore dell’ultimo libro del Nuovo Testamento, conosciuto anche con il nome di Apocalisse Libro della Rivelazione".

    Sull’autore: 

    Maurizio Barberis, di origini milanesi, è fotografo e architetto apprezzato in Italia e in tutto il mondo. Con lo pseudonimo di Henry Thoreau ha collaborato come fotografo d’interni per molte riviste di architettura e design come AD Francia, AD Italia, Elle Decor Germania. Nel 2012 ha vinto il premio per miglior fotografo alla Biennale d’Architettura di Venezia. Da qualche anno ha affiancato alla fotografia anche opere scultoree e pittoriche indirizzando la sua ricerca poetica verso la connessione del mondo dei sensi, dei sogni e dei miti. 

    La mostra è visitabile fino al 19 maggio 2017 su appuntamento.