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Park Avenue. Italiani ed italo-americani ricordano 9/11

Francesca Giuliani (September 15, 2011)
Storie di dolore e di speranza al Consolato Generale Italiano a New York

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La scorsa domenica il Consolato Italiano ha organizzato una cerimonia commemorativa per le vittime dell’Undici Settembre. Non si è trattato solamente di un’occasione ufficiale per rendere omaggio agli Italiani rimasti uccisi nell’atroce attentato terroristico che sconvolse il mondo dieci anni fa. La comunità italiana e italoamericana di New York si sono incontrate per darsi l’un l’altra il coraggio per superare questo nero episodio della storia recente. Per poter iniziare a guardare al futuro con occhi nuovi.

Lucio Caputo, uno dei sopravvissuti agli attentati, lo dice con parole sue: “Per dieci anni nonabbiamo fatto altro che ricordare, ma il nostro ricordo era sempre incompleto. Oggi, dopo la morte di Osama Bin Laden e con l’apertura del sito memoriale eretto dove un tempo sorgeva il World Trade Center, penso si sia finalmente chiuso il ciclo dell’Undici Settembre ‘nel passato’, e si possa finalmente attendere un futuro migliore”.
 

Secondo Caputo, la Freedom Tower con i suoi 80 piani che aumentano di giorno in giorno, e gli altri edifici in costruzione a Ground Zero sono i segni che l’America si è finalmente ripresa da quel durissimo colpo infertole, e con lei anche New York.
 

“Questa città è sempre stata la meta ideale di tutti, ma ha sempre avuto una certa aura di invincibilità, quasi di freddezza. Gli attacchi hanno umanizzato New York, e hanno mostrato al mondo che anche lei può essere gravemente ferita. Hanno anche fatto vedere l’incredibile forza e umanità dei newyorkesi, che si sono stretti in un immenso sforzo di solidarietà in un momento tanto drammatico.”

Molti erano i presenti alla cerimonia, newyorkesi italiani ed italoamericani, con gli occhi illuminati da quella stessa solidarietà, da un velo di commozione, da una storia da raccontare.

È il caso del Cavalier Giulio Picolli, Presidente dell’Associazione Italiana “Ieri, Oggi e Domani”, che ha perso un nipote durante gli attacchi.

Si deve a Picolli il collocamento di una stele commemorativa delle vittime italiane e italoamericane dell’Undici Settembre all’interno dell’edificio consolare. Il Cavaliere ha inoltre dedicato molto tempo alla redazione di un elenco esaustivo di tutti i caduti: “Mi ci sono voluti cinque anni per selezionare 200 nomi, e la lista non è ancora completa”.
 

Picolli ha portato avanti questa iniziativa con determinazione estrema. “Qualche giorno dopo gli attentati stavo guardando la trasmissione ‘Porta a Porta’, e il conduttore chiedeva a un corrispondente da New York se sapesse di vittime italiane. Il giornalista rispose ‘non credo’. Questo mi ha fatto infuriare, sapevo che ce n’erano, e molte”, ci ha spiegato.
 

Da quel giorno, Picolli ha iniziato a raccogliere informazioni e certificati di morte, superando innumerevoli ostacoli burocratici e cercando di ottenere il supporto delle istituzioni italiane, non sempre disponibili quanto lui avrebbe sperato, ammette.

La sua prossima battaglia, anticipata ad i-Italy, sarà quella di ottenere che anche la lista dei nomi sia fatta incidere e deposta come monumento nell’edificio consolare. “Combatterò altri dieci anni, se necessario”, conclude.
 

L’Ambasciatore Giulio Terzi, venuto da Washington per presenziare la cerimonia, ha lodato gli sforzi del Cavalier Picolli nel suo vibrante discorso di apertura.

Citando l’oratore latino Marco Tullio Cicerone, Terzi ha sottolineato l’importanza della memoria, “cassaforte e guardiana di tutte le cose”, e la necessità di mantenerla sempre viva. “Le parole di Cicerone ci spronano a non dimenticare, a pregare, a onorare i caduti e i nostri eroi”, Terzi ha dichiarato.
 

L’Ambasciatore ha inoltre ricordato come “l’Italia e gli Stati Uniti si siano sempre prodigati per questo, in tutti i momenti più drammatici della nostra storia comune”. Due anni fa, i due paesi hanno infatti avuto un ruolo di primo piano nell’incoraggiare il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon a “riunire gli sforzi dei governi e della società civile, perché l’impegno della comunità internazionale verso le vittime del terrorismo e le loro famiglie fosse rafforzato”. Tra le famiglie che per l’occasione si riunirono nel 2009 al Quartier Generale delle Nazioni Unite, ce n’erano alcune italiane, a testimonianza della diretta esperienza del paese dell’atrocità del terrorismo.

Terzi ha fatto riferimento alla “stagione del terrore” che ha stretto l’Italia in una morsa di paura ed incertezza tra i tardi anni ’70 e gli anni ’80, un periodo in cui “centinaia di italiani hanno vissuto la brutalità inaudita di un terrore politico incendiato da ideologie inumane e indicibili.” “Per questo oggi è importante per noi affermare che l’Italia condivide il dolore degli Stati Uniti, e si unisce alla loro pressante ricerca di giustizia.”
 

Terzi ha inoltre condannato i colpevoli di atti terroristici, esprimendo il suo disappunto verso quei paesi che offrono riparo a terroristi, inclusi quelli di provenienza italiana, anziché condividere lo stesso obiettivo di giustizia e di pace che anima l’Italia e gli Stati Uniti. 

Il Console Generale d’Italia Natalia Quintavalle, che in questa occasione ufficiale ha potuto incontrare per la prima volta la comunità italiana ed italoamericana di New York, si è detta molto toccata dalle storie dei testimoni oculari degli eventi dell’Undici Settembre, e di coloro che a causa degli attentati hanno tragicamente perso famigliari o amici.
 

“Ogni storia è incredibile. Sono di persone splendide che, in quei momenti drammatici, cercavano di rassicurare i propri cari o di aiutare le persone intrappolate con loro”, il Console racconta ad i-Italy.

Le abbiamo chiesto dove fosse nel mondo, in quell’Undici Settembre, dieci anni prima di assumere proprio a New York l’incarico di Console. “Ero a Ginevra – ci ha risposto – dove lavoravo come Consigliere presso la Rappresentanza d’Italia alle Nazioni Unite. Ho un ricordo lucidissimo dell’evento. A Ginevra tutti quanti lo abbiamo sentito fortemente.”

È stato proprio a causa degli attentati dell’Undici Settembre che il Console ha deciso di continuare a occuparsi di temi multilaterali e di difesa dei diritti umani, nella convinzione che questi siano alla base per “la costruzione di un futuro di pace per tutto il mondo”.

La prima impressione che il Console ha della comunità è quella di “una realtà composita e variegata, come dimostrano anche le storie tragiche delle vittime degli attentati”.

“C’è una componente che è qui da sempre, ci sono gli italo-americani, ma ci sono anche nuove generazioni di italiani che emigrano in America, e scelgono in particolare proprio la città di New York”, il Console spiega. “I giovani italiani continuano a trasferirsi a New York, per studiare o lavorare, convinti che in questa città sia ancora possibile fare cose meravigliose. Dobbiamo continuare a pensarla così.”
 

Joseph Sciame, Presidente dell’Italian Heritage and Culture Committee, racconta ad i-Italy della sua decisione di indossare una cravatta verde per la cerimonia. “È un segno di speranza”. “Questo è un giorno triste, ma c’è da essere orgogliosi perché abbiamo il futuro!”, aggiunge.

Sciame, che è anche il Vice-Presidente per le Community Relations alla St. John’s University, ci ha parlato di una mostra speciale organizzata nella sede di Staten Island della St. John’s, dove si è esposto un quilt (coperta lavorata a mano, ndr) per ogni persona rimasta vittima degli attentati alle Torri Gemelle. Sciame si è detto onorato di aver potuto trascorrere il finesettimana con alcune delle famiglie colpite, in occasione dell’inaugurazione della mostra: “Tutto ciò che ho potuto fare è stato ringraziare queste persone per la loro forza, come cittadino americano. Il sacrificio che hanno vissuto è irreparabile e nessuna parola di conforto potrà mai ricompensarlo.“

Secondo Sciame, questo è il momento di lavorare su come educare al meglio i bambini, che saranno le generazioni del futuro. Quale lezione stiamo trasmettendo loro? La pace è un obiettivo possibile? “Sì, lo è, quando le persone si incontrano e si conoscono”, Sciame sostiene. “Può avvenire attraverso lo sport, la musica, o la cultura. È per questo che organizziamo il Mese della Cultura Italiana, per far sì che le persone si incontrino e lavorino ad un progetto comune. Questo è quello che ci serve per il futuro: tanta speranza e tanta buona volontà”.

Anna Fiore, Preside della Scuola d’Italia “Guglielmo Marconi”, condivide l’interesse accorato del Console Quintavalle e di Joseph Sciame riguardo alle nuove generazioni: “È estremamente importante mandare loro il giusto messaggio. Sono lieta che l’Ambasciatore abbia citato Cicerone, che duemila anni fa scriveva con estrema lucidità e potenza che coltivare la memoria storica è qualcosa di fondamentale.”
 

La Preside Fiore ci spiega che alla Scuola d’Italia i ragazzi vengono educati secondo un approccio multidisciplinare e integrato, che valorizza la diversità come un fattore di arricchimento. Gli studenti di Anna Fiore sono anzitutto cittadini del mondo e del Pianeta Terra: “I ragazzi debbono essere ancorati a dei valori universali di solidarietà e di cittadinanza terrestre, debbono sentirsi protagonisti nel costruire un mondo migliore, con ottimismo e positività. Vogliamo che i nostri studenti si pongano domande, e che si interessino a ricercare risposte, che non sono mai semplici o univoche, ma estremamente complesse”.
 

Louis Tallarini, Presidente della Columbus Foundation, crede che l’America intera stia imparando ogni giorno una lezione, dai fatti dell’Unidici Settembre. Una lezione di pace, “l’unica opzione”, e di forza, anch’essa secondo Luis l’unica opzione “per non far trionfare il male”. Quando gli chiediamo se abbia paura di veder succedere in futuro simili tragedie, Louis ci folgora con i suoi occhi scuri e italoamericani, e risponde con fermezza: “No, non ho paura. Sono consapevole dei pericoli che ci circondano, ma non avrò mai paura di niente”.

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